
E' cominciato oggi a Varsavia il processo contro il generale Wojciech Jaruzelski e gli altri sette alti dirigenti comunisti che imposero la legge marziale in Polonia il 13 dicembre 1981, con la quale venne sciolto Solidarnosc, il primo sindacato libero e autogestito in un paese comunista, fondato 16 mesi prima da Lech Walesa. Jaruzelski, 85 anni, allora primo segretario del partito comunista (Poup), premier del governo, ministro della difesa e capo del Consiglio militare della salvezza nazionale (Wron, l' organo alla guida dello Stato dopo il 13 dicembre 1981), è accusato di "crimini comunisti" compiuti contro il popolo polacco. In particolare deve rispondere dell'accusa di avere "presieduto l'associazione per delinquere di tipo armato fondata con lo scopo di compiere i reati" (il Wron) e di avere "fatto pressioni sul Consiglio di stato (un organo che fungeva allora da presidenza collegiale) per far firmare contro i regolamenti costituzionali i decreti sulla legge marziale. Oltre che contro Jaruzelski, l'Istituto della memoria nazionale (Ipn) ha presentato l'atto di accusa contro altre sette persone, fra cui Stanislaw Kania, 81 anni, il predecessore di Jaruzelski nella guida del partito, Czeslaw Kiszczak, 82, allora ministro degli interni, il generale Florian Siwicki, ex Capo dello Stato maggiore dell'esercito. Kiszczak (processato anche per la strage degli operai della miniera Wujek) oggi era assente in aula per motivi della salute ma il processo è partito lo stesso. Il Tribunale distrettuale di Varsavia in maggio scorso aveva già una volta rinviato l'avvio del dibattimento chiedendo all'Ipn, su domanda dei difensori, di completare l'accusa con numerose testimonianze fra le quali quelle dell'ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov e l'ex premier britannico Margaret Thatcher. In giugno scorso la Corte d'appello ha respinto la richiesta costringendo il Tribunale ad aprire il percorso. Tutti gli imputati hanno respinto le accuse. Jaruzelski qualche tempo fa scherzando aveva detto che la "selezione naturale contribuirà alla conclusione del processo". Oggi in aula con la diretta tv il generale ha chiesto di poter presentare personalmente i chiarimenti all'atto di accusa. Secondo i suoi avvocati, le decisioni prese nel 1981 sono state provocate dallo "stato di maggiore necessità" legato alle pressioni da parte dell' Unione sovietica che minacciava un intervento militare in Polonia simile a quello a Praga nel 1968. In questo modo è stato fatto riferimento alla decisione del parlamento polacco che nel 1996 ha archiviato l'inchiesta contro i responsabili della legge marziale. Ma due anni fa, in occasione del 25/mo anniversario del 13 dicembre 1981, l'attuale presidente della repubblica Lech Kaczynski aveva ribadito la sua determinazione a punire tutti i responsabili del 'golpe' e suo fratello, l'allora premier Jaroslaw Kaczynski, suggerì che il generale Jaruzelski dovesse essere degradato e vivere da uomo qualsiasi senza nessun privilegio. Col passare degli anni, anche quasi la metà dei polacchi ritengono che la decisione di Jaruzelski sia stata giusta (nel 2006 erano il 46 per cento). Forse per questo il processo iniziato oggi all'uomo forte del vecchio regime comunista non suscita più tante emozioni né l'interesse di una volta. ATS
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