
Un 36enne afroamericano con le gambe amputate e sulla sedia a rotelle è stato ucciso dalla polizia ad Huntington Park, in California. L'uomo è stato colpito da una decina di colpi di arma da fuoco sparati da poliziotti che hanno raccontato di essersi sentiti "minacciati". In un video si vede però l'uomo che, abbandonata la sedia a rotelle, cerca unicamente di scappare aiutandosi con le mani. La vicenda ha riacceso le polemiche sull'uso eccessivo della forza da parte degli agenti a poche settimane dalla morte di Tyre Nichols a Memphis.
Dinamica non ancora chiarita
Le circostanze non sono del tutto chiare ma gli agenti avrebbero cambiato la loro versione dei fatti con il passare dei giorni. L'incidente è avvenuto il 26 gennaio, quando la polizia è intervenuta in soccorso di un uomo colpito ripetutamente con un coltello. Il ferito ha raccontato agli agenti di essere stato attaccato da un uomo su una sedia a rotelle che si era poi allontanato. La caccia all'uomo è immediatamente partita e a pochi isolati la polizia ha avvistato il 36enne armato di un coltello. Gli agenti hanno quindi tentato di fermarlo, ma l'uomo ha ignorato i comandi e ha "minacciato di colpirli con la lama", ha riferito la polizia. Da qui la decisione di usare il taser che, però, per ben due volte si è rivelato inefficace. Successivamente, la scelta di aprire il fuoco.
Immagini che smentiscono (parzialmente) gli agenti
Nessuno degli agenti aveva una bodycam visto che il dipartimento di Huntington Park non le usa e la polizia ha detto di non essere intenzionata a pubblicare i video ripresi dalle telecamere nelle vicinanze. Dell'incidente circolano online solo alcuni filmati girati dai passanti. Immagini che sembrano almeno in parte contraddire la versione degli agenti, al momento sospesi per le indagini di routine. In attesa di capire quanto realmente accaduto la polemica divampa, con la famiglia del 36enne che chiede giustizia e l'accusa di omicidio per chi ha sparato. "Hanno ucciso mio figlio senza gambe e su una sedia a rotelle", ha denunciato la madre. "Vogliamo giustizia", le ha fatto eco Cliff Smith della Coalition Control Over the Police chiedendo l'incriminazione degli agenti coinvolti. La rabbia della famiglia alimenta l'indignazione degli americani contro la polizia violenta e la richiesta sempre più pressante di una riforma profonda dell'addestramento degli agenti, dato che in troppe occasioni le reazioni appaiono eccessive oltre che razziste.
La vicenda di Memphis
Il caso si va ad aggiungere alle forti immagini della morte di Nichols a Memphis, Tennessee, in seguito a un banale controllo del traffico. Il ragazzo afroamericano, disarmato, fu colpito ripetutamente da cinque agenti (anche loro afroamericani) e lasciato senza soccorsi per 20 minuti. Il giovane è morto alcuni giorni dopo in ospedale a causa di un'emorragia dovuta alle percosse. Ai funerali del ragazzo era presente anche Kamala Harris, la prima vicepresidente afroamericana della storia, a testimoniare l'appoggio della Casa Bianca alla famiglia. Un sostegno, quello di Biden, che si accompagna alle divisioni in Congresso su una possibile riforma della polizia che vede i repubblicani e i democratici impegnati in un braccio di ferro che finora non ha portato a nulla.

