
È ormai allarme rosso, sul fronte pirateria, nel corno d'Africa: i bucanieri sono tornati oggi all'assalto, attaccando tre navi - ma riuscendo a sequestrarne solo due - e facendo salire il bilancio del bottino degli ultimi mesi a circa 300 marinai prigionieri. Stamattina è stato sequestrato il cargo MV Irene E.M, battente bandiera di St. Vincent, di proprietà greca, con 22 filippini di equipaggio. Subito dopo è finito nelle mani dei banditi un altro cargo, battente bandiera del Togo, il MV Sea Horse, con una stazza di circa 5'000 tonnellate, che è stato abbordato da uomini armati a bordo di tre o quattro scialuppe. Fonti Nato hanno riferito di un terzo attacco: i pirati somali hanno infatti aperto il fuoco oggi anche contro la Safmarine Asia, nave di circa 22'000 tonnellate, battente bandiera liberiana, attaccata a colpi di armi automatiche e lanciagranate da un gruppo di pirati a bordo di tre battelli. Che però è riuscita a resistere all'assedio. Intanto resta nelle mani dei pirati il rimorchiatore italiano Buccaneer con 16 membri di equipaggio, tra cui 10 cittadini italiani. Stando al ministero degli esteri si tenta di aprire un canale di contatto per negoziare, ma sulla vicenda resta lo stretto riserbo per non compromettere l'incolumità degli ostaggi. Al momento, comunque, non sarebbe ancora arrivata alcuna richiesta di riscatto e la nave starebbe alla fonda, nelle acque prospicienti la costa nord della Somalia. Mentre gli Stati Uniti sono sempre più convinti della necessità di rafforzare le misure contro le azioni di pirateria ed il Pentagono - tra le varie opzioni all'esame - non esclude anche quella di missioni terrestri, sulla vicenda è intervenuta oggi anche l'Onu. La pirateria è un "flagello internazionale che devasta la Somalia", ha spiegato il rappresentante speciale Onu per il paese africano, Ahmedou Ould-Abdallah sottolineando di essere "convinto che sforzi concreti, quali una forte presenza marittima internazionale al largo delle coste somale, possano marginalizzare e quindi sconfiggere le attività dei pirati". Da registrare, comunque, che negli ultimi sequestri - come nel caso del Buccaneer - le imbarcazioni sono state portate non, come al solito, nelle acque al largo di Eyl, ma più a nord, tra Puntland e Somaliland (autoprocloamatosi indipendente nel marzo del '91), area contesa tra le due regioni. Un elemento che alcuni osservatori leggono come scelta strategica per esacerbare i contenziosi geografici tra Puntland e Somaliland, da sempre forti. E, ancora, si fa anche notare che l'attuale premier somalo, Omar Abidrashid Sharmare, è un migiurtino (cioè del Puntland), appartenente al principale dei clan regionali degli Osman Mahamud. Una variabile non secondaria - sottolineano gli osservatori - rispetto a possibili sviluppi incrociati tra pirateria e blitz militari. ATS
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