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Estero
Piano per 1300 case a Gerusalemme est, schiaffo a Usa
Redazione
16 anni fa

La pubblicazione di un nuovo piano di edilizia ebraica, per più di 1300 nuovi alloggi, a Gerusalemme est, rischia di causare serio imbarazzo al premier Benyamin Netanyahu in visita negli Usa, in un momento delicato nelle relazioni dello stato ebraico con la superpotenza americana impegnata a rilanciare i negoziati di pace israelo-palestinesi. Immediata la reazione dei palestinesi, che, per bocca del negoziatore Saeb Erekat, hanno accusato Netanyahu di voler "distruggere" i colloqui. A pubblicare il piano è stata la commissione per l'edilizia e la programmazione del ministero dell'interno, la stessa che lo scorso febbraio aveva pubblicata un altro ambizioso piano di 1.600 nuovi alloggi a Ramat Rahel, un insediamento ebraico nel settore est di Gerusalemme, proprio mentre era in città il vice presidente Usa Joe Biden in visita di buona volontà a Netanyahu per rompere il ghiaccio nelle relazioni tra Israele e Usa. La pubblicazione del piano aprì allora una nuova grave crisi nei rapporti con gli Usa, poi ricomposta, ma a fatica. Anche questa volta, dopo l'incontro di Netanyahu con Biden ieri a New Orleans, è giunta la notizia del nuovo piano. Il momento scelto appare a non pochi osservatori deliberato: un segnale rivolto dall'estrema destra a un premier preoccupato per il futuro del suo governo e una risposta alle forti pressioni internazionali per un nuovo congelamento degli insediamenti. Condizione quest'ultima che i palestinesi pongono per riprendere i negoziati diretti di pace con Israele. "Speravamo che Netanyahu andasse negli Stati Uniti per fermare la colonizzazione e riprendere i negoziati, ma è chiaro per noi che Netanyahu è determinato a distruggere i negoziati. Ha chiuso tutte le porte dei negoziati e noi lo consideriamo responsabile della loro distruzione", ha detto Erekat dopo l'annuncio del nuovo piano. Dura anche la reazione dell'ong israeliana 'Peace Now', che ha definito l'iniziativa "una grande provocazione". Titolare del ministero dell'interno è Eli Ishai, leader del partito ultraortodosso Shas che si oppone a ogni concessione su Gerusalemme. Il piano ora pubblicato prevede la costruzione di 930 alloggi nell'area C di Har Homa, di 48 nell'area B e di altri 320 a Ramot, pure a Gerusalemme est. Har Homa, che si trova a sud del centro cittadino, vicino a Betlemme, è da anni causa di tensioni: già nel 1997, durante il primo governo Netanyahu, l'approvazione di un piano di 6500 alloggi riservati agli ebrei provocò un'ondata di proteste internazionali e l'infuriata reazione dei palestinesi. La pubblicazione di piani edilizi da parte della commissione rientra in un iter procedurale previsto dalle leggi vigenti, la cui conclusione può richiedere anche anni e non ha perciò riflessi immediati sul terreno. Di fatto, dopo la crisi con gli Usa causata dalla pubblicazione dell'altro piano lo scorso febbraio, gli imprenditori immobiliari denunciano un pressochè totale congelamento nella concessione di licenze edilizie in aree contestate della città. Israele considera l'intera Gerusalemme, annessa nel 1980, sua eterna e indivisibile capitale - status non riconosciuto dalla comunità internazionale - e afferma perciò che, a differenza della Cisgiordania occupata, la città è territorio israeliano a tutti gli effetti. ATS

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