
Una quantità crescente di prodotti chimici e sostanze di uso industriale - per esempio fluoruri, manganese, pesticidi e solventi - stanno avvelenando il cervello dei bambini di tutto il mondo, e potrebbero avere un ruolo determinante nell'epidemia silenziosa di disturbi dello sviluppo mentale, dalla dislessia all'iperattività ai disturbi di condotta che vengono diagnosticati sempre più di frequente. A lanciare l'allarme sulla rivista "Lancet Neurology" un gruppo di esperti della prestigiosa Harvard School of Public Health (HSPH) di Boston insieme a colleghi della Icahn School of Medicine a Mount Sinai. Gli esperti rivolgono un appello alle istituzioni a livello internazionale affinché venga eseguito un monitoraggio della diffusione di queste sostanze e vengano fissati dei limiti a difesa della salute del bambino, il cui cervello in sviluppo è particolarmente sensibile. Già nel 2006 lo stesso team aveva pubblicato uno studio analogo per sollevare il problema. In questa nuova pubblicazione gli scienziati sottolineano l'importanza di limitare la diffusione di sei sostanze tossiche: il manganese, il fluoruro, pesticidi come il DDT e il Clor- pirifos-etile, il tetracloroetilene (un solvente) e gli eteri di difenile polibromurato (ritardanti di fiamma). Lo studio delinea possibili nessi tra tali sostanze di recente riconosciute come agenti neurotossici e gli effetti negativi sulla salute dei bambini, tra cui: il manganese che è stato associato a ridotte funzioni intellettive e deficit delle capacità motorie; i solventi sono stati collegati a iperattività e comportamento aggressivo; alcuni tipi di pesticidi possono causare ritardi cognitivi. Secondo gli esperti, queste e altre sostanze finora trascurate sono colpevoli di una pandemia silenziosa di deficit neurocomportamentali che stanno erodendo l'intelligenza, dando problemi comportamentali e danneggiando non solo gli individui ma le società intere.
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