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«Per il momento non sono previsti attacchi USA contro l'Iran»
©ABEDIN TAHERKENAREH
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È il messaggio che il segretario di Stato Marco Rubio ha recapitato negli ultimi giorni ad alcuni ministri degli Esteri stranieri alleati - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
2 ore fa
«L'esercito israeliano ha bruciato foreste e terreni agricoli nel sud del Libano»

Funzionari e residenti libanesi hanno accusato l'esercito israeliano di aver appiccato sistematicamente incendi che hanno bruciato vaste aree di foreste e terreni agricoli nel sud del Paese. Il Consiglio nazionale per la ricerca scientifica (Cnrs) del Libano afferma che l'attività militare israeliana ha causato l'incendio di 160 chilometri quadrati di terreno, metà dei quali agricoli, dall'inizio delle ostilità tra Israele e Hezbollah nell'ottobre 2023.

Nonostante una tregua nelle ostilità da giugno e un accordo tra Israele e Libano raggiunto nello stesso mese, Israele continua a bombardare il sud e a demolire i villaggi di confine. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accusato Israele di perseguire una «politica della terra bruciata» nel sud. L'esercito israeliano ha dichiarato alla redazione di Gerusalemme dell'agenzia Afp di essere «consapevole del potenziale impatto ambientale delle sue operazioni», che, a suo dire, «vengono condotte adottando misure precauzionali per mitigare i danni ai civili e all'ambiente».

Hussein Fakih, capo della protezione civile della regione di Nabatieh, ha affermato che da luglio le sue squadre hanno osservato incendi sia all'interno che nelle aree adiacenti a quelle in cui sono stanziate truppe israeliane. Ha riferito all'Afp che gli incendi sono stati causati da «bombe e droni» israeliani e, talvolta, da proiettili incendiari al fosforo e munizioni a grappolo.

Il ministro dell'Ambiente Tamara Elzein ha condannato quello che ha definito «ecocidio» nel sud, accusando l'esercito israeliano di bruciare «deliberatamente» vaste aree di territorio libanese. Le immagini satellitari del Cnrs mostrano aree un tempo verdi, ora scomparse a causa degli incendi, così come i lavori di spianamento e sradicamento della vegetazione da parte di Israele. L'agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito questo mese che le forze israeliane hanno sradicato 600 ulivi in un solo villaggio del sud.

3 ore fa
Iran: «Gli USA non otterranno nulla dalla pressione economica»

«Gli Stati Uniti non otterranno nulla dalla pressione economica sull'Iran in questa fase, proprio come non sono riusciti a ottenere nulla durante la guerra di fronte alle nostre coraggiose forze armate e al nostro popolo», ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

«La nostra politica consiste nel comprendere e risolvere le questioni attraverso l'interazione e il negoziato, ma allo stesso tempo resteremo fermi di fronte alle pressioni economiche, come abbiamo fatto finora e continueremo a fare», ha aggiunto, citato dall'agenzia IRNA.

3 ore fa
«Ragazzino ferito da forze israeliane a Gerusalemme Est»

I media palestinesi riferiscono che un ragazzino è stato ferito a una spalla da un proiettile sparato da forze di sicurezza israeliane ieri nel campo profughi di Qalandia, a Gerusalemme Est.

Il ragazzo era con altri tre coetanei su un tetto e il colpo sarebbe stato sparato «durante gli scontri nei pressi del campo profughi di Qalandia».

Nel video pubblicato dai media palestinesi si vede il momento in cui l'adolescente viene colpito e poi trascinato via dai suoi compagni.

3 ore fa
Hormuz vale il 20% del Gnl e il 3% dell'offerta globale di gas

La crisi dello Stretto di Hormuz vale «circa il 20%» dell'offerta globale di Gnl (gas naturale liquefatto) e «circa il 3%» dell'offerta mondiale di gas. Lo si legge nel 'Global Gas Report' di Snam e Igu (International Gas Union), da cui emerge che «la domanda globale di gas ha raggiunto il livello record di 4.202 miliardi di metri cubi nel 2025», mentre gli investimenti nella diversificazione degli approvvigionamenti, nelle infrastrutture per il gas naturale liquefatto e negli stoccaggi hanno consentito al sistema globale di «assorbire lo shock del 2026 in modo molto più efficace rispetto al 2022».

In calo, secondo le stime contenute nel rapporto, la produzione globale di gas, destinata a scendere di 4 miliardi di metri cubi, pari allo 0,1% del totale. Prevista in lieve calo anche la domanda globale, con una flessione di 7 miliardi di metri cubi pari allo -0,2%, la prima dal 2022.

Nonostante i recenti rialzi, i prezzi del gas si sono mantenuti «ben al di sotto» dei record di 4 anni fa. Al Ttf di Amsterdam hanno superato quest'anno i 60 euro al MWh, mentre nel 2022 il record era stato di oltre 227 euro al MWh. Una «maggiore resilienza» che «riflette gli investimenti effettuati dal 2022 nella diversificazione delle fonti, nelle capacità di liquefazione e rigassificazione, negli stoccaggi e nella flessibilità degli acquisti».

La produzione globale di gas ha raggiunto il massimo storico di 4.147 miliardi di metri cubi nel 2025. Il Nord America che ha contribuito con 54 miliardi di metri cubi di nuova offerta. Gli Stati Uniti hanno superato la Russia come maggiore esportatore netto di gas al mondo, con volumi per 167 miliardi di metri cubi nel 2025. Inoltre il Gnl USA ha coperto oltre la metà delle importazioni europee.

Secondo il rapporto globale di Snam e Igu, «se le recenti tendenze della domanda dovessero continuare, il consumo globale di gas potrebbe raggiungere un volume compreso tra i 4.516 e i 4.575 miliardi di metri cubi entro il 2030». Un dato che «conferma la necessità di proseguire gli investimenti nella produzione, nel Gnl, nella rigassificazione e nello stoccaggio per tenere il passo con la domanda».

In crescita anche la capacità globale di produzione di biometano, salita del 15% a 16,5 miliardi di metri cubi nel 2025 e che potrebbe «più che quadruplicare entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020». Aumenta anche la cattura della CO2, che nel 2025 è salita di 8 milioni di tonnellate all'anno, con una capacità operativa complessiva è pari a 74 milioni di tonnellate l'anno e ulteriori 19,5 milioni in programma.

Secondo il segretario generale dell'Igu Menelaos Ydreos nel 2026 il sistema globale del gas ha dovuto affrontare un «significativo shock geopolitico» e ha reagito «in modo più efficace rispetto a 4 anni fa perché il mondo aveva investito in Gnl, stoccaggi, infrastrutture e fonti di approvvigionamento più diversificate». Per il futuro servono «fonti affidabili, accessibili, sempre più a basse emissioni nel momento e nel luogo in cui servirà».

Del resto, secondo l'amministratore delegato di Snam Agostino Scornajenchi, «la sicurezza energetica non può essere data per scontata». «Negli ultimi 4 anni - spiega - il sistema ha dimostrato una notevole capacità di tenuta non per caso, ma grazie alla flessibilità e alla diversificazione costruite attraverso anni di investimenti». «Continuare a investire in infrastrutture gas resilienti e flessibili - sottolinea - consente di assorbire shock inattesi preservando al contempo competitività ed efficienza del sistema».

3 ore fa
Netanyahu: «Dubito su un accordo con quei selvaggi in Iran»

«Nutro dei dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo con quei selvaggi in Iran». Lo ha detto il premier israeliano Benjamyn Netanyahu in un discorso in ebraico tenuto ieri sera a Gerusalemme e di cui è stato diffuso un video. Il primo ministro ha riferito di aver discusso con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante il loro incontro di luglio a Washington, tre possibili approcci alla questione iraniana: «La diplomazia, l'azione militare e quello che lui definisce un inasprimento dell'assedio» di Teheran.

Netanyahu ha dichiarato di aver detto a Trump di dubitare della possibilità di raggiungere un «buon accordo» con Teheran, affermando: «Gli ho detto che c'è una vecchia opzione. Certo, si può raggiungere un accordo. Un buon accordo, non abbiamo obiezioni. Dubito che si possa raggiungere un accordo con quella banda laggiù, con quei selvaggi. Ve lo dico io: non si può raggiungere un accordo». Il video è stato diffuso dall'ufficio del primo ministro.

Riferendo del suo colloquio con Trump, Netanyahu ha aggiunto che la seconda opzione di cui hanno discusso era «un'azione militare», aggiungendo che Israele sarebbe pronto a difendersi in caso di attacco da parte dell'Iran. La terza opzione è «stringere l'assedio» all'Iran, dicendogli: «Decidi tu». Riferendosi all'annuncio di Washington di nuove sanzioni estese contro l'Iran, Netanyahu ha affermato che «quello che il presidente Trump ha fatto ieri è stato stringere l'assedio all'Iran, non stringendo l'assedio all'Iran in sé, ma stringendo l'assedio a coloro che aiutano quel regime, quella terribile dittatura. Questo è molto importante», ha detto Netanyahu.

4 ore fa
«Sulla tv iraniana minacce di morte a Barron Trump»

Il Secret Service statunitense afferma di essere a conoscenza di un video trasmesso dall'emittente statale iraniana che sembra minacciare la vita di Barron Trump, il figlio minore del presidente statunitense Donald Trump. Lo scrive la CNN.

I media iraniani più intransigenti hanno ripetutamente diffuso contenuti che minacciano la vita del presidente Trump e della sua famiglia in seguito all'assassinio dell'ex Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e di molti membri della sua famiglia all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, a febbraio. Sebbene in passato ci siano state minacce alla first lady Melania Trump, questa sembra essere la prima volta che il figlio Barron viene pubblicamente preso di mira.

Il video, della durata di quasi tre minuti, inizia con una scritta in inglese che recita: «Dove uccidere Barron Trump?!» Il video presenta una grafica stilizzata che mostra i luoghi frequentati dal giovane Trump, tra cui la Trump Tower di New York. Verso la fine del video, il narratore suggerisce che le persone «aspettavano con impazienza di ricevere la nostra ricompensa di 10 milioni di dollari». Il video è stato trasmesso nel fine settimana dall'emittente statale iraniana Irib.

4 ore fa
Da Putin «sostegno a integrità territoriale e sovranità siriane»

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto oggi un colloquio telefonico con il suo omologo siriano Ahmad Sharaa durante il quale «sono stati discussi lo stato attuale e le prospettive di ulteriore sviluppo delle relazioni russo-siriane». Lo riferisce il Cremlino.

«È stato espresso l'impegno ad approfondire il dialogo politico e la cooperazione in ambito commerciale, economico, umanitario e in altri settori», prosegue una nota del servizio stampa della presidenza russa. «Nel corso di uno scambio di opinioni sulla situazione in Siria, Putin ha ribadito la sua posizione di principio a sostegno dell'unità, dell'integrità territoriale e della sovranità del Paese, nonché della creazione delle condizioni per una normalizzazione a lungo termine e per la ricostruzione post-conflitto», si legge ancora nel comunicato.

Inoltre, «entrambe le parti hanno sottolineato l'importanza del Memorandum d'intesa firmato il 9 agosto in merito alla riorganizzazione della base aerea di Khmeimim e del centro logistico di Tartus» ed «è stato concordato di proseguire i contatti a vari livelli».

8 ore fa
Il punto alle 8
«Per il momento non sono previsti attacchi USA contro l'Iran»

Per «il momento» non è previsto che gli Stati Uniti lancino nuovi attacchi contro l'Iran. È il messaggio che il segretario di Stato Marco Rubio ha recapitato negli ultimi giorni ad alcuni ministri degli Esteri stranieri alleati, spiegando che l'attenzione è rivolta ora ad altre forme di pressione.

Secondo quanto riportato da Axios, Rubio ha illustrato alle sue controparti che politica l'amministrazione intende applicare almeno fino alle elezioni di metà mandato, ovvero evitare un'azione militare, aumentare la pressione economica, trasportare più petrolio possibile attraverso lo Stretto di Hormuz.

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