
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha accordato un nuovo rinvio all'esecuzione di Troy Davis, il detenuto afroamericano della Georgia da 18 anni in carcere dopo essere stato condannato a morte per l'omicidio di un poliziotto. Davis, che si è sempre proclamato innocente, aveva chiesto più tempo per raccogliere prove in favore della sua innocenza. Il giudice della Corte Suprema Paul Stevens ha accolto oggi la sua richiesta, stabilendo che un giudice federale "indaghi sulla possibilità che esistano prove non considerate ai tempi del processo in grado di dimostrare l'innocenza del prigioniero". L'anno scorso Davis aveva ottenuto una sospensione della pena a due ore dall'esecuzione. Un mese dopo, la Corte Suprema aveva ritirato la propria decisione, dando di nuovo il via libera all'iter giuridico previsto per l'esecuzione. Oggi un nuovo rinvio: la Corte ha accolto una richiesta in tal senso presentata da un giudice federale. Secondo il giudice Stevens, il rischio di mandare a morte un innocente "fornisce una giustificazione adeguata" per un'altra udienza. L'appello di Davis godeva di un forte sostegno internazionale. A giugno una petizione con circa 60.000 firme era stata presentata alle autorità competenti. Davies è stato dichiarato colpevole per aver ucciso un agente di polizia nel 1989. Alcuni testimoni dichiararono che l'uomo, allora di 19 anni, sparò ad un poliziotto fuori servizio, a Savannah, in Georgia. Due anni dopo fu arrestato e condannato a morte. Una sentenza che non è mai stata eseguita e che è diventata un caso che suscita ormai l'attenzione internazionale. ATS
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