
La comunità ebraica americana reagisce indignata all'intervento del predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, che venerdì, citando un suo amico ebreo, ha paragonato all'antisemitismo la campagna di accuse al Papa sulla pedofilia. In prima fila nel protestare, il rabbino Marvin Haier, fondatore e decano del Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles, che chiede esplicitamente l'intervento del Pontefice. "Si tratta di parole ingiuriose e espresse alla presenza del Papa. Benedetto XVI dovrebbe quindi assumersi le sue responsabilità e chiedere scusa per questa analogia vergognosa. Il fatto che abbia citato una lettera di un ebreo - prosegue Hayer - non giustifica la sua ignoranza. Lo scandalo riguarda sacerdoti che si sono macchiati di gravi colpe. Hanno tradito la loro fede e sono stati protetti dalle alte gerarchie. Dire che le accuse contro di loro siano paragonabili alle persecuzioni contro gli ebrei è una vergognosa mistificazione storica". Netto anche il giudizio di Abraham Foxman, il direttore della Anti-Defamation League: "Mi sarei aspettato che un sacerdote così esperto come Padre Cantalamessa avesse una conoscenza un po' più approfondita dell'antisemitismo, un fenomeno che ha prodotto pogrom, espulsioni di massa e condanne a morte, e evitasse un paragone così mostruoso". "Padre Cantalamessa - commenta James Rubin, rabbino responsabile dei rapporti interreligiosi al Comitato Ebraico-americano - ha reso un cattivo servizio alla Chiesa cattolica, oggi chiamata ad affrontare i suoi problemi interni, e ai milioni di uomini e donne che sono morti per il solo fatto di essere ebrei". Una levata di scudi che rende esplicita una tensione tra Vaticano e comunità ebraica americana già emersa, ma in modo latente, sin dai primi giorni in cui il "New York Times" - il cui proprietario è l'ebreo Arthur Sulzberger - fece da cassa di risonanza alle rivelazioni sulle storie di pedofilia tra i sacerdoti tedeschi, risalenti agli anni in cui Benedetto XVI era vescovo di Monaco. Giorni tesi, durante i quali perfino l'arcivescovo di New York, considerato 'progressista', Timothy Dolan, s'indignò contro il giornale, accusandolo di lanciare "insistenti insinuazioni contro il Santo Padre". Più tardi, con il dilagare delle indiscrezioni, altri leader come il presidente della Lega Cattolica per la religione e i diritti civili (Catholic League for Religion and Civil Rights), Bill Donohue, parlarono apertamente di una "montatura contro il Papa", di natura "anti-cattolica". Sospetti e incomprensioni che ora, dopo le parole di Raniero Cantalamessa, trovano nuova linfa. ATS
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