
Dopo gli incidenti di Londra, la fiaccola olimpica sbarca a Parigi e i manifestanti pro Tibet la costringono a viaggiare "blindata", in autobus. Le continue, spettacolari azioni di disturbo nella capitale francese alla fine hanno fiaccato gli organizzatori, inducendoli ad annullare prima la cerimonia più significativa prevista - quella al Municipio - poi a chiudere anzitempo la staffetta, caricando la fiaccola su un autobus e facendola arrivare direttamente allo stadio Charlety, ultima tappa del percorso parigino. Questa notte la fiaccola partirà per gli Usa, mercoledì sarà a San Francisco. Ed anche dall'altra parte dell'Atlantico l'accoglienza si annuncia calda. A Parigi, la città dove nacque Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi moderni e promotore dell'ideale olimpico, e dove nel 1789 fu promulgata la prima Dichiarazione dei diritti umani, la regia della clamorosa protesta contro il passaggio della fiaccola e per la causa del Tibet è stata del segretario generale di Reporter senza frontiere (Rsf), Robert Menard. Nulla ha potuto oggi, di fronte alle azioni di Rsf, il pur imponente dispositivo di sicurezza messo in piedi a Parigi dalle autorità francesi: circa 3000 poliziotti, in terra, aria e anche sulla Senna. A più riprese militanti pro Tibet hanno cercato di spegnere la fiaccola lungo il percorso: azioni a ripetizione che hanno spinto gli organizzatori a farla salire in autobus. La fiaccola è stata spenta anche una volta, per "ragioni tecniche", ha detto la prefettura. E' stato il caos, un po' dappertutto, anche con tafferugli fra sostenitori cinesi e tibetani. Una ventina i fermi operati dalla polizia, fra i quali quello della vicepresidente della regione parigina dell' Ile-de-France, la verde Mireille Ferri. Aveva in mano un estintore. È sempre più un percorso ad ostacoli quello che attende la fiaccola olimpica nel suo viaggio verso Pechino. Dopo le proteste di Londra e prima del caos di Parigi, si era fatto sentire per la prima volta anche il presidente del Comitato olimpico internazionale, Jacques Rogge, per dirsi seriamente preoccupato e per chiedere "una rapida e pacifica soluzione" in Tibet. ATS
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