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Estero
Pechino 2008: Cio fa la voce grossa, Cina resiste
Redazione
18 anni fa

Il Comitato olimpico internazionale alza la voce contro la Cina, per la prima volta, si dice molto preoccupato e chiede una soluzione pacifica in Tibet. Ma la Cina insiste: la fiaccola dei Giochi, il cui giro del mondo si fa giorno dopo giorno più travagliato a causa delle proteste anticinesi, farà tappa a Lhasa, la capitale del Tibet. "Il passaggio della fiaccola viene preso come obiettivo", ha detto il presidente del Cio Jacques Rogge parlando oggi a Pechino in una riunione con i rappresentanti dell'Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali (Anoc). "Il Cio ha espresso seria preoccupazione e chiede una rapida e pacifica soluzione in Tibet - ha proseguito - "La violenza per qualsiasi ragione non è compatibile con i valori della fiaccola e dei Giochi Olimpici". Un invito, velato ma chiaro, a Pechino a riconsiderare la decisione di far passare da Lhasa la fiaccola olimpica. Pechino lo ha subito respinto. In una conferenza stampa convocata in tutta fretta, il reponsabile per la comunicazione del Comitato Organizzatore (Bocog) Wang Hui, ha detto che la staffetta della fiaccola "è un evento sportivo e non deve essere politicizzato". "Credo che su questo punto Rogge abbia la mia stessa opinione", ha aggiunto Wang. L'inflessibilità cinese ha dato però un segnale di cedimento: per la prima volta, il telegiornale della notte della tv ufficiale Cctv1 ha brevemente accennato agli incidenti che hanno costellato il passaggio della fiaccola a Londra, ieri, e a Parigi oggi. ATS

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