
Un gruppo di terroristi separatisti dell'etnia uighuri voleva rapire degli atleti durante le Olimpiadi di Pechino e di sabotare i giochi: lo ha sostenuto il governo cinese, annunciando l'arresto di 45 terroristi nella provincia autonoma del Xinjiang. Gli uighuri sono un'etnia turcofona di religione islamica che vive nel deserto del Turkestan, nel Xinjiang, al confine con l'Asia centrale. Un portavoce del ministero per la Sicurezza pubblica ha detto che agli arrestati, membri di una cellula guidata da un certo Haji Muhammad, individuato lo scorso gennaio, sono stati sequestrati material per fabbricare esplosivi e detonatori. L'annuncio arriva nel bel mezzo del tormentato percorso attraverso i continenti della fiaccola olimpica, che dopo le contestazioni di Londra e Parigi da parte di manifestanti per la libertà del Tibet e i diritti umani in Cina, è approdata a San Francisco, in California dove, per timore di nuovecontestazioni, ci si è limitati a una breve cerimonia all'aeroporto prima della partenza alla volta di Buenos Aires. E proprio contro la violenza delle contestazioni in nome del Tibet si è espresso oggi il Dalai Lama, che in una conferenza stampa dal Giappone ha detto: "Sono a favore del fatto che laCina ospiti i più famosi giochi al mondo, ma i tibetani hanno diritto a una protesta non violenta". Da Pechino, intanto, il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha detto che la Cina ha "sostanzialmente rispettato" l'impegno "morale" suiprogressi nel campo dei diritti umani, preso al momentodell'assegnazione dei Giochi olimpici. Rogge ha tuttaviaaggiunto di avere chiesto al governo cinese di applicarepienamente la nuova legge sulla stampa straniera, giudicatarelativamente liberale, ma ancora non applicata. ATS
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