
Shinzo Abe e Barack Obama visitano lo USS Arizona Memorial di Pearl Harbor, coronando simbolicamente l'apice dei rapporti fra Stati Uniti e Giappone. Relazioni che sono divenute sempre più strette negli ultimi anni, da quando Abe è salito al potere per la seconda volta nel 2012, ma sulle quali pesa ora l'incertezza della politica estera di Donald Trump. La storica visita a Pearl Harbor segue l'altrettanto storica visita di Obama a Hiroshima. In nessuna delle due occasioni sono state pronunciate delle scuse, né ufficiali né informali, ma questo non scalfisce l'importanza del gesto. Anche se non è il primo premier giapponese a visitare Pearl Habor - lo fece Shigeru Yoshida nel 1951 -, Abe è il primo a partecipare a una cerimonia pubblica. E a farlo con lui è il presidente Obama, con il quale ha instaurato negli anni un rapporto 'speciale', che ha reso Giappone e Stati Uniti due stretti alleati. Abe ha appoggiato alcune delle politiche spinte dall'amministrazione Obama, nonostante le resistenze interna. Il premier giapponese ha infatti detto sì all'ampliamento del sostegno giapponese alle basi militari americane nonostante la ferma opposizione di Okinawa, ha spinto per l'approvazione di norme sulla sicurezza che consentono alle forze armate giapponesi di partecipare a missioni di combattimento all'estero e ha offerto aiuti non militari nei paesi in cui si combatte contro l'Isis. Un appoggio forte all'amministrazione Obama dettato anche dalla necessità di aver un alleato forte contro la Cina. E Obama da parte sua ha contraccambiato dichiarando ufficialmente - e divenendo il primo presidente americano a farlo esplicitamente - che il trattato di sicurezza vigente obbliga gli Stati Uniti a difendere il Giappone nello scontro sulle isole contese con Pechino. L'elezione di Trump getta però un'ombra di incertezza. L'approccio del presidente eletto, che ha assicurato un atteggiamento più aggressivo contro la Cina su più fronti, presenta molti rischi per il Giappone, soprattutto se farà scattare una dura risposta di Pechino. Trump ha anche indicato senza mezzi termini nel corso della campagna elettorale che il Giappone e la Corea del Sud stanno approfittando dell'ombrello di sicurezza offerto loro dagli Stati Uniti. Da qui l'invito del presidente eletto ai due paesi a considerare lo sviluppo di proprie armi nucleari, in uno schiaffo alla politica finora condotta dalla Casa Bianca di Obama. A fronte delle incertezze e dei proclami della campagna elettorale, Abe - che pure è stato il primo leader straniero ad incontrarlo - ha già subito da Trump una delusione, con la bocciatura della Trans-Pacific Partnership, di cui il premier è stato un forte sostenitore sfidando l'opposizione del parlamento giapponese.
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