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Pasdaran iraniani: «Da Hormuz si passa solo con il nostro via libera e su determinate rotte»
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15 ore fa
La Marina dei pasdaran iraniani sta diffondendo un messaggio audio a tutte le navi nei mari di Hormuz e dell'Oman nel quale sottolinea come il transito nello Stretto sia consentito solo con il loro via libera e lungo rotte designate – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI


33 minuti fa
L'Oman esclude i pedaggi a Hormuz. Ma l'Iran pensa al modello Dardanelli

Pedaggi sì, pedaggi no. Prosegue lo scontro sugli eventuali costi per il transito marittimo a Hormuz, con l'Iran che ora pensa al «modello Dardanelli» per introdurre tariffe per servizi di sicurezza, protezione e tutela ambientale, ricavando 40 miliardi di dollari l'anno per sé e gli Stati coinvolti, come ha rivelato il «Wall Street Journal».

Nel frattempo gli USA - come annunciato dal vicepresidente JD Vance - hanno concordato di istituire un canale diretto con i Pasdaran per ridurre il rischio di ulteriori conflitti e hanno condiviso i timori dei loro alleati del Golfo, lanciando insieme due messaggi in un comunicato congiunto al termine di una riunione co-presieduta dal segretario di Stato statunitense Marco Rubio in Bahrein.

Il primo è che «una pace e una sicurezza regionali durature richiedono di affrontare l'intero spettro delle minacce rappresentate dall'Iran, compresi i suoi missili balistici, i droni e il sostegno ai gruppi alleati (proxy) nella regione», al momento assenti nel memorandum tra Washington e Teheran.

Il secondo è che «qualsiasi scambio commerciale o investimento con l'Iran sarà condizionato e revocabile, subordinato al rispetto da parte di Teheran del memorandum d'intesa e dell'accordo finale, alla cessazione dei suoi comportamenti destabilizzanti e alla creazione delle condizioni necessarie per un coinvolgimento economico»: paletti sul fondo di 300 miliardi di dollari previsto per la ricostruzione del paese.

Gli Stati Uniti, l'Oman e altri paesi del Golfo hanno dichiarato più volte che lo stretto deve rimanere libero da balzelli. Mascate lo ha ribadito anche oggi. Il regime degli ayatollah preme però per la direzione opposta, puntando a garantirsi un flusso di denaro e un livello di controllo che non possedeva prima del conflitto.

Con i pasdaran che hanno avvertito le navi di attenersi alle rotte attraverso lo stretto designate da Teheran, respingendo come inaccettabili e pericolose le nuove rotte di navigazione annunciate senza il coordinamento con l'Iran. L'avvertimento è arrivato dopo che l'Oman aveva annunciato corridoi marittimi temporanei attraverso lo stretto in coordinamento con l'IMO, l'agenzia marittima dell'ONU.

Se l'Iran minacciasse o bloccasse le navi nello stretto, «allora avremo un problema», ha replicato Rubio, dopo aver ammonito nella sua visita ai paesi alleati del Golfo che «nessun paese al mondo ha il diritto di imporre tariffe per l'utilizzo delle vie d'acqua internazionali» e che eventuali pedaggi per il traffico marittimo non farebbero mai parte di alcun accordo.

Washington desidera un accordo con l'Iran, ma «non a qualsiasi prezzo», ha sottolineato il capo della diplomazia americana, aggiungendo che il fatto che l'Iran definisca i pagamenti come un pedaggio o una tariffa è «solo una questione di semantica».

Invece il regime, secondo il «Wall Street Journal», sta studiando modelli esistenti in altre parti del mondo, tra cui i Dardanelli, dove la Turchia impone alle navi una tassa nota come «franco oro» per il passaggio da e verso il Mar Egeo attraverso questa via d'acqua internazionale.

Per ottenere sostegno, Teheran sta promuovendo l'idea presso i paesi del Medio Oriente e persino presso Pechino. L'obiettivo è coinvolgere i vicini del Golfo persico nell'accordo e condividere con loro i ricavi.

Ma esperti ricordano che Teheran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che le impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Qualsiasi tariffa per servizi imposta dall'Iran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell'IMO.

Un altro modello preso in esame dall'Iran e dagli Stati del Golfo è quello dello Stretto di Malacca, dove le pattuglie di una forza multinazionale potrebbero offrire uno schema per la gestione dei transiti a Hormuz.

Intanto il piano di evacuazione per lo Stretto è stato sospeso oggi per motivi di sicurezza in seguito a un attacco nel Golfo dell'Oman contro una nave che lo aveva attraversato, ha annunciato l'IMO. Secondo il «Wall Street Journal», che cita due funzionari americani, è stato l'Iran ad attaccare la nave mercantile battente bandiera di Singapore. L'attacco ha danneggiato la plancia della nave me non ha causato vittime.

Tra le incognite dei negoziati, che proseguiranno a livello tecnico il 29 o il 30 giugno in Svizzera, persiste quella legata alla tregua - prevista dal memorandum USA-Iran - in Libano, dove il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha negato il ritiro dell'esercito dalla zona sud occupata, smentendo un funzionario americano.

2 ore fa
Libano-Israele: al termine dei colloqui avrà luogo la firma di dichiarazione d'intenti

Secondo il corrispondente dell'emittente libanese al-Jadeed a Washington, alle 22.00 ora locale (le 04.00 in Svizzera), al termine della sessione di negoziato, avrà luogo la firma della «Dichiarazione d'intenti tra Libano e Israele» nella sede del Dipartimento di Stato americano.

Stando a quanto riportato dall'emittente israeliana Channel 11, nell'ambito del round negoziale in corso sarebbe emerso uno dei principali punti di disaccordo tra le parti: Israele chiede che la fascia di sicurezza nel sud del Libano sia quella precedentemente fissata ad aprile, nota come la «Linea Gialla» o la «linea contro i missili anticarro» - ossia rinunciando alle aree in cui le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno superato il fiume Litani e conquistato la cresta di Beaufort e di Ali Taher nelle scorse settimane.

La parte libanese chiede invece anche il ritiro da alcune aree nella Linea Gialla di aprile, come dai villaggi Majdal Zun, Zibqin, Beit Lif e At Tiri, tra i 4 e gli 8 chilometri dal confine.

Nell'ambito del progetto pilota che dovrebbe vedere il ritiro dell'IDF da alcune aree nel Libano meridionale, un meccanismo guidato dagli USA coordinerà le attività tra l'esercito israeliano e quello libanese.

L'emittente sottolinea che il ritiro israeliano richiederà alcuni giorni.

3 ore fa
USA-alleati del Golfo: «Nei negoziati con gli ayatollah devono essere affrontati anche i «proxy» di Teheran»

I ministri degli esteri dei Paesi del Golfo e degli Stati Uniti affermano che nei negoziati con gli ayatollah devono essere affrontati anche i «proxy» di Teheran e il programma missilistico iraniano.

«I ministri hanno sottolineato che una pace e una sicurezza regionali durature richiedono di affrontare l'intero spettro delle minacce rappresentate dall'Iran, compresi i suoi missili balistici, i droni e il sostegno ai gruppi alleati (proxy) nella regione», hanno dichiarato in un comunicato congiunto diffuso oggi al termine di una riunione co-presieduta dal segretario di Stato statunitense Marco Rubio a Manama, la capitale del Bahrein.

«Qualsiasi scambio commerciale o investimento con l'Iran - prosegue il documento - sarà condizionato e revocabile, subordinato al rispetto da parte di Teheran del memorandum d'intesa e dell'accordo finale, alla cessazione dei suoi comportamenti destabilizzanti e alla creazione delle condizioni necessarie per un coinvolgimento economico.»

Gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo hanno poi espresso sostegno ai colloqui in corso sul Libano, affermando che tali negoziati non dovrebbero essere condizionati dall'esito di altri conflitti e aggiungendo che tutti i gruppi armati non statali dovrebbero essere disarmati, un riferimento a Hezbollah.

Intanto il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato in un'intervista rilasciata al sito britannico conservatore UnHerd che Washington e Teheran hanno concordato di istituire un canale diretto con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica per ridurre il rischio di ulteriori conflitti.

Vance ha affermato che l'accordo prevede incontri a Doha tra funzionari militari iraniani e americani per risolvere le controversie. Ha inoltre affermato che gli Emirati Arabi Uniti hanno aperto canali di comunicazione con l'Iran, inclusi i pasdaran, che prima non esistevano.

3 ore fa
Netanyahu: «Non stiamo per ritirarci dal Libano»

«Con il ministro della difesa abbiamo istruito l'IDF (l'esercito, ndr) alla piena libertà di azione per eliminare qualsiasi minaccia alle truppe o ai residenti del nord di Israele», ha dichiarato il premier Benyamin Netanyahu intervenendo alla cerimonia di fine corso ufficiali.

«Oltre il 60% della Striscia di Gaza è nelle nostre mani. In Libano e in Siria abbiamo creato zone cuscinetto per prevenire la minaccia di invasioni via terra, abbiamo respinto i nostri nemici chilometri indietro. Le nostre forze sono sul picco di Hermon e sulla cresta del Beaufort per difenderci. E rimarremo nella fascia di sicurezza fino a quando necessario: non stiamo per ritirarci», ha aggiunto.

«Ci sono ancora altre missioni da portare a termine, altre cose da fare riguardo all'Iran, Hezbollah e Hamas», ha sottolineato. «Siamo nel mezzo di una guerra multifronte continua, importante quanto lo fu la guerra di indipendenza. L'attacco del 7 ottobre è stato lo sparo di avvio di un programma dei nemici d'Israele per la distruzione di Israele. Pensavano che il terribile massacro ci avrebbe abbattuti, ma noi abbiamo ribaltato l'equazione: chi ci ha perseguitato, diventa a sua volta perseguitato.»

4 ore fa
Teheran: «Da Hormuz si passa solo con il nostro via libera e su determinate rotte»

La Marina dei pasdaran iraniani sta diffondendo un messaggio audio a tutte le navi nei mari di Hormuz e dell'Oman nel quale sottolinea come il transito nello Stretto sia consentito solo con il loro via libera e lungo rotte designate.

Il messaggio audio è ripreso da molti account X, e viene messo in relazione con l'imbarcazione colpita da un proiettile, nel pomeriggio, vicino all'Oman.

«Il transito nello Stretto di Hormuz è consentito solo con l'autorizzazione della Marina e lungo le rotte designate - si sente dire alla radio dai pasdaran - Qualora una qualsiasi imbarcazione tenti di transitare senza la nostra autorizzazione, con l'AIS (il sistema di tracciamento, ndr) disattivato o al di fuori della rotta designata, sarà responsabile di tutte le conseguenze e i pericoli».

In precedenza l'agenzia marittima britannica Ukmto aveva informato sul suo sito di aver «ricevuto la segnalazione di un incidente avvenuto a 7,5 miglia nautiche a sud-est di Dahit, in Oman. Una nave mercantile è stata colpita sul lato di dritta da un proiettile non identificato, causando danni al ponte di comando. Il comandante ha riferito che non ci sono state vittime e che non si sono registrati impatti ambientali».

7 ore fa
Manifestazione contro le demolizioni di villaggi beduini Negev

Circa un migliaio di arabi israeliani appartenenti alle comunità beduine del deserto del Negev hanno protestato oggi a Be'er Sheva contro l'aumento delle demolizioni di abitazioni nei villaggi non riconosciuti, una politica promossa dal ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.

La manifestazione è stata convocata dall'Alto comitato di monitoraggio, un'organizzazione ombrello che rappresenta i cittadini arabi in Israele, dopo che le autorità hanno demolito 40 abitazioni a Tel Arad, un villaggio beduino non riconosciuto a est di Be'er Sheva, nell'ambito di un nuovo piano governativo per la costruzione di cinque nuove municipalità riconosciute nella zona, sulla base di piani regolatori.

''Proponiamo una soluzione basata su un negoziato serio e in buona fede tra i rappresentanti della società araba del Negev e lo Stato, ma il governo continua a optare per demolizioni, espropriazioni e azioni unilaterali'', ha affermato durante la protesta Jamal Zahalka, ex parlamentare oggi alla guida dell'Alto comitato di monitoraggio.

Talal al-Qrinawi, sindaco di Rahat, la più grande città araba regolamentata nel deserto del Negev, ha rivolto un appello ai manifestanti esortandoli a votare alle prossime elezioni previste per l'autunno. «Ben Gvir ha minacciato di demolire altre 20'000 case il prossimo anno. La nostra risposta è chiara: il potere è nelle mani del popolo e degli elettori e ci troviamo di fronte a uno svincolo importante per porre fine a questo governo», ha detto al-Qrinawi.

8 ore fa
Oman: «Non sono previste tariffe marittime nella gestione di Hormuz»

Il principale diplomatico dell'Oman ha dichiarato che non saranno imposte tariffe di transito nello Stretto di Hormuz, dopo che in precedenza Muscat e Teheran, che si affacciano entrambi su questa importante via marittima, avevano affermato di essere in discussione sui «costi» dei servizi.

Il ministro degli Esteri Badr Albusaidi ha infatti affermato che «i futuri accordi relativi allo Stretto non comporteranno l'imposizione di alcuna tariffa di transito», durante una riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo nella capitale del Bahrein, Manama, alla presenza del Segretario di Stato statunitense Marco Rubio.

10 ore fa
«Circa 1.100 marittimi evacuati dall'ONU a Hormuz»

Circa 1.100 marittimi sono stati evacuati finora a bordo di navi che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nell'ambito di un piano di evacuazione delle Nazioni Unite. Lo scrive Reuters, citando dati dell'agenzia marittima delle Nazioni Unite, ripreso da Iran International.

I dati hanno mostrato che 57 navi hanno attraversato il canale navigabile nell'ambito del programma tra il 23 e il 25 giugno.

11 ore fa
«L'IDF si è ritirato da una parte della zona cuscinetto nel sud del Libano»

Israele si è ritirato da una parte della zona cuscinetto nel sud Libano. Lo riportano i media israeliani citando un fonte americana di Reuters. Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che Israele si sta ritirando da alcune aree della zona di sicurezza «come gesto di buona volontà nei confronti del governo libanese», aggiungendo che l'esercito libanese si ristabilirà in queste aree.

Una fonte della tv pubblica israeliana Kan ha smentito la notizia, nonostante nei giorni scorsi siano già stati registrati movimenti di truppe.

11 ore fa
Teheran: «Italia e Romania complici della guerra»

«L'Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all'aggressione contro l'Iran. Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l'aggressione americano-israeliana contro l'Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione e nella commissione di atrocità di massa contro le popolazioni iraniane a Minab, Lamerd, Teheran,Isfahan, Sanandaj, Hamadan, Tabriz, Shiraz, Bandar Abbas».

Lo scrive su X il portavoce degli Esteri iraniani Esmaeil Baqei dopo l'intervista di Mark Rutte a Fox.

15 ore fa
Il punto alle 6.00
Gli aggiornamenti della notte e delle ultime ore

«Abbiamo firmato un accordo che ha ottenuto ciò che nessun presidente aveva fatto prima: l'Iran non avrà mai l'arma nucleare». Lo ha detto Donald Trump a Washington. «Il Medio Oriente è ora più sicuro», ha aggiunto il presidente americano.

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