
Non ha mai guidato una macchina e non ha idea di come si accenda un motore, il 24enne pachistano che era stato arrestato poco dopo l'attentato al mercatino di Natale di Berlino con l'accusa di essere l'autore della strage che ha causato la morte di 12 persone e il ferimento di altre 48.
A raccontarlo è lui stesso, Naveed Baloch, nella sua prima intervista rilasciata dopo l'arresto di Berlino, al Guardian.
La sera del 19 dicembre il 24enne stava attraversando una strada nel centro di Berlino, dopo essere stato a casa di un amico. A metà strada ha visto un'auto piombare ad alta velocità verso di lui ed ha quindi accelerato il passo. Ma appena dopo si è accorto che si trattava di un'auto della polizia, dalla quale gli è stato intimato di fermarsi. Lui l'ha fatto e ha mostrato agli agenti tutti i documenti che aveva su di sè. Essi l'anno quindi lasciato andare, ma pochi secondi dopo l'hanno richiamato, l'hanno caricato in auto, l'hanno ammanettato, gli hanno coperto gli occhi con un velo e l'hanno portato in centrale.
Lì l'hanno spogliato e gli hanno scattato delle fotografie. "Se cercavo di resistere, mi picchiavano" afferma. Poi gli è stato prelevato il sangue e già alcune ore dopo il ministro degli Esteri tedesco Thomas de Maizière ha pubblicamente annunciato l'arresto del sospetto attentatore di Berlino.
La notizia è quindi rimbalzata in Pakistan, dove la famiglia di Baloch è stata contattata dai servizi di sicurezza e ha pure ricevuto diverse telefonate minatorie.
Nel frattempo Baloch cercava di spiegare agli inquirenti, non senza difficoltà linguistiche, di essere un semplice pastore arrivato dal Balochistan in febbraio e di non avere assolutamente nulla a che fare con l'attentato.
Il 24enne racconta che per due giorni e una notte è stato nutrito unicamente con tè e biscotti. "Il tè era freddo e i biscotti disgustosi" precisa. Ha dovuto dormire su un letto in legno senza materasso, la prima notte con le manette ai polsi. Infine l'hanno lasciato andare: "Mi hanno detto che mi hanno fermato perché mi hanno visto correre attraverso la strada e hanno pensato che ero un criminale. Gli ho risposto che li capivo."
Dopo essere stato rilasciato, Baloch è stato condotto in un albergo e gli è stato detto di non uscire senza avvertire la polizia. Non perché fosse ancora sospettato, ma perché la sua vita poteva essere in pericolo.
Ora Baloch ha paura. In Pachistan non vuole tornare perché teme per la sua vita e quindi non può far altro che attendere che la Germania decida se accettare la sua domanda di asilo. Intanto ha voluto rilasciare l'intervista al Guardian per fare chiarezza. "Spero solo che la gente la smetterà di associare il mio nome con quel terribile attacco" conclude. "Per fortuna che hanno trovato l'uomo che l'ha fatto."
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