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Estero
Papa: smentita Jalics chiude polemica dittatura
Redazione
13 anni fa

L'esplicita smentita di Francisco Jalics, uno dei due gesuiti sequestrati dai militari nel 1976 e che secondo gli accusatori del Papa erano stati abbandonati o forse anche denunciati dall'allora provinciale Jorge Bergoglio, ha chiuso di fatto il dibattito sul ruolo del pontefice durante la dittatura militare, come ha ammesso Horacio Verbitsky, il giornalista che è stato il grande accusatore di Francesco. "Questi sono i fatti: Orlando Yorio e io non siamo stati denunciati da Bergoglio", ha detto Jalics in una nota pubblicata dal sito web dei gesuiti in Germania, dove vive dalla fine degli anni '70, nella quale precisa che "ritenevo che eravamo stati vittime di una denuncia, ma dalla fine degli anni '90, grazie a diversi colloqui, mi è chiaro che tale supposizione è infondata". Secondo la versione del sacerdote, Yorio e lui furono sequestrati dai militari perché erano in contatto con una catechista che "poi entrò nella guerriglia". Pochi giorni dopo l'arresto della catechista furono detenuti loro, e "l'ufficiale che mi interrogò mi chiese i documenti: quando vide che ero nato a Budapest pensò che ero uno spia russa". Dalle colonne di Pagina12, il quotidiano di cui è una delle firme più seguite, Verbitsky, ha ammesso che le nuove dichiarazioni di Jalics assolvono di fatto l'allora provinciale dell'ordine dei gesuiti da ogni responsabilità nel suo arresto e tortura da parte dei militari. Il giornalista prima ha ricordato che Jalics si era dichiarato "riconciliato" con Bergoglio e "la riconciliazione è un sacramento cattolico che consiste nel perdonare le offese ricevute", ma poi ha concesso che "la nuova dichiarazione va molto più in là ed esime Bergoglio da ogni responsabilità". Nel frattempo, Papa Francesco riceveva in Vaticano Adolfo Perez Esquivel, militante dei diritti umani e Premio Nobel per la Pace, che è tornato a ribadire che il pontefice argentino "non è stato complice della dittatura militare" e "cerca la verità, la giustizia e la riparazione" riguardo alle atrocità della dittatura. "Ci sono stati vescovi complici, ma non Bergoglio, che forse non ha accompagnato la lotta ma ha svolto una diplomazia silenziosa" a favore dei detenuti e dei 'desaparecidos', ha precisato Perez Esquivel, aggiungendo che "credo che Verbitsky commette molti errori con le accuse di quel tipo" contro il pontefice. Le polemiche riguardo al ruolo svolto da Papa Francesco durante la dittatura sembrano dunque definitivamente chiuse, ma le conseguenze politiche delle accuse di Verbitsky - considerato uno dei consiglieri politici più ascoltati dalla presidente Cristina Fernandez de Kirchner - e le divisioni che hanno creato o accentuato nelle file della maggioranza pro governativa non sembrano destinate a placarsi. ATS

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