
I rancori e le tensioni del conflitto israelo-palestinese hanno improvvisamente preso forma stasera a Gerusalemme nel viso e nelle parole dello sceicco Taisir Tamini che, in un incontro interreligioso nel complesso cattolico di Notre Dame e davanti alle telecamere di tutto il mondo, si è impossessato del microfono e di fronte a Benedetto XVI ha rovesciato sulla Stato ebraico l'accusa di genocidio verso il popolo palestinese. Molti rabbini presenti in sala si sono alzati e sono usciti per protesta, mentre come enorme imbarazzo, il patriarca latino della Città Santa, Fouad Twal, cercava di togliere la parola al rappresentante palestinese, presente a nome dell'Anp, il quale intanto proclamava che Gerusalemme è la captale della Palestina e non di Israele. Allibiti molti dei presenti, a cominciare proprio dal papa, che non riusciva a comprendere cosa stesse succedendo, in quanto Tamini parlava in arabo. Quando qualcuno, sul palco, gli ha dato spiegazioni, Benedetto XVI è apparso turbato, secondo quanto ha riferito ai media israeliani il rabbino di Haifa, Shear Yashuv Cohen. La scena ha conquistato subito le aperture dei telegiornali di Israele ed ha oscurato l'orizzonte, fin qui apparentemente sereno, dei primi giorni di Ratzinger in Medio Oriente, come anche le tante parole di pace d concordia tra le religioni abramitiche pronunciate finora. "E' una vergogna", ha tuonato in una nota, affidata al ministero degli esteri, il governo israeliano che ha accusato l'Anp di mandare "estremisti" in sua rappresentanza. Anche il Gran Rabbinato di Gerusalemme ha protestato con forza, parlando di "errore" compiuto dal patriarca Twal. "Chiediamo - ha ha detto Oded Wiener direttore del Gran Rabbinato - che Tamili esca dal comitato interreligioso di cui fa parte, se non esce lui, usciamo noi". Molto preoccupato per l'episodio è apparso il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. "In un incontro dedicato al dialogo tale intervento - ha detto, in una nota diffusa anche a Roma - è stato un esempio di negazione del dialogo. Ci si augura che questo incidente non comprometta la missione del papa diretta a promuovere la pace e il dialogo tra le religioni come egli stesso ha chiaramente affermato in molti discorsi di questo viaggio". Eppure l'incontro ecumenico sembrava cominciato sotto i migliori auspici, nella grande sala ovattata del centro Notre Dame, un complesso appena fuori della mura ottomane, dove si batterono a colpi di cannone giordani e israeliani nella guerra del 1948 ed oggi trasformato in ostello per pellegrini. Il papa, davanti ad una platea di alcune centinaia di religiosi, ebrei, musulmani, cristiani, aveva appena finito il suo discorso, esortando le fedi ad essere unite contro la "frammentarietà" della cultura moderna. Poi è arrivato Tamini, un giudice dei Territori palestinesi e di Gaza, turbante bianco schiacciato, la barba islamica, ed ha ricordato che la guerra cominciata 61 anni fa ancora non è terminata. ATS
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