
Con il congedo dalla tollerante Giordania e la visita al memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme il viaggio del papa in Terrasanta entra oggi nella sua tappa più difficile. Israele, per la visita, ha messo in campo imponenti misure di sicurezza, mentre i media palestinesi hanno dato gran risalto agli appelli alla tolleranza lanciati dal papa nei tre giorni in Giordania. Questa mattina, dopo la messa in privato nella nunziatura di Amman, Benedetto XVI si trasferirà in macchina all'aeroporto per la cerimonia di congedo. La partenza per Tel Aviv è prevista per le 10:30 locali (le 9:30 in Svizzera). All'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv papa Ratzinger sarà accolto dal presidente Shimon Peres e dal premier Benjamin Netanyahu. Giunto poi a Gerusalemme, e dopo il pranzo nella delegazione apostolica, si recherà alle 16 al palazzo presidenziale, per una visita di cortesia a Peres. La visita allo Yad Vashem è fissata per le 17:30. Il papa accenderà simbolicamente una fiamma, deporrà una corona di fiori e avrà un breve incontro con alcuni sopravvissuti all'Olocausto. Terrà anche un discorso e firmerà il Libro d'onore. La fitta agenda della giornata prevede poi il trasferimento al Pontificio istituto "Notre Dame of Jerusalem", per un incontro con le organizzazioni per il dialogo interreligioso, ci saranno esponenti cristiani, ebrei, musulmani, drusi e samaritani. Con l'atterraggio di papa Benedetto XVI all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv scatterà in Israele l'operazione "Tunica Bianca", una delle principali organizzate dalla polizia negli ultimi dieci anni. Nei cinque giorni della visita, dall'11 al 15 maggio, vi saranno infatti coinvolti oltre 80'000 uomini fra agenti di polizia, della Guardia di frontiera e di altri servizi di sicurezza. Israele non vuole correre rischi. A Gerusalemme 30'000 uomini veglieranno sul papa. A Nazareth (Galilea) 5000 agenti saranno incaricati della sua protezione. Anche il Magen-David-Adom, equivalente locale della Croce Rossa, manterrà lo stato di massima allerta: a pochi passi dal Papa, in ogni località, ci sarà una equipe medica ben attrezzata pronta ad intervenire. Cinquanta mezzi di soccorso seguiranno da vicino l'andamento della visita (che comprende fra l'altro, in Israele, due messe all'aperto) mentre in tutto il territorio resteranno mobilitate complessivamente 400 ambulanze. Si tratta, tranquillizza la polizia, di misure prudenziali. "Non abbiamo informazioni concrete - ha detto un suo responsabile, alla radio militare - né su alcun tentativo di colpire il pontefice né di disturbarne la visita". Il viaggio del papa in Terrasanta si annuncia più difficile di quella in Giordania. Yad Vashem vuol dire Shoah, con tutto quello che questo può significare dopo il caso delle dichiarazioni negazioniste delvescovo lefebvriano Richard Williamson. E vuol dire rapporto con l'ebraismo, quando a pochi metri dal memoriale, nel museo, c'è una didascalia anti-Pacelli per la quale il Vaticano ha presentato una protesta diplomatica e sulla quale storici ebrei e cattolici si sono impegnati in febbraio ad avviare un percorso di chiarimento storico. È tuttora controversa, infatti, la figura del papa accusato di silenzi nei confronti del nazismo, accuse rifiutate dalla storiografia - non solo cattolica - e non solo dall'apologetica. Gesti e parole di un papa tedesco al museo dello Yad Vashem potranno molto, e gli occhi dell'ebraismo mondiale sono puntati su questo appuntamento. Una missione delicata quella del papa anche per lo scenario politico in Israele, dove i cristiani sono in buon numero palestinesi e la soluzione al conflitto israelo-palestinese appoggiata dalla Santa Sede - due Stati per due popoli, nella giustizia e nella sicurezza - non riesce a prendere corpo. Il nuovo governo di Benyamin Netanyahu aprendo alla destra dura sembra ostacolare il processo di pace, è visto con diffidenza anche dai palestinesi più moderati di Al Fatah, e sembra lontano da quanto per il Medio Oriente pensa l'amministrazione Obama. Dal canto suo Benedetto XVI non in
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