
Con un ultimo appello alla pace in Medio Oriente e a non negare mai la Shoah, preceduto da un saluto del presidente israeliano Shimon Peres, presente alla cerimonia di congedo insieme al premier Benjamin Netanyahu, Benedetto XVI ha concluso il suo viaggio in Terra Santa. "Basta spargimenti di sangue. Basta lotte. Basta terrorismo. Basta guerra", ha detto il pontefice all'aeroporto, pochi minuti prima della partenza, "spezziamo questo circolo vizioso di violenza". "Facciamo - ha aggiunto - che la soluzione dei due Stati diventi una realtà, portando speranza alle molte altre regioni che sono colpite dal conflitto" e che "non rimanga un sogno". Fugando ogni possibile dubbio, papa Ratzinger si è detto "amico di israeliani e palestinesi": "facciamo sì - ha detto - che sia universalmente riconosciuto che lo Stato di Israele ha il diritto di esistere e di godere di pace e sicurezza in confini internazionalmente riconosciuti. Facciamo sì che sia ugualmente riconosciuto che il popolo palestinese ha il diritto a uno Stato sovrano e indipendente, a vivere con dignità e lavorare liberamente". Il pontefice ha poi ricordato il muro d Betlemme come "una delle visoni più tristi" del viaggio in Medio oriente, pur sottolineando "come sia difficile il compito" di Israele e della Autorità nazionale palestinese". Prima, però, ha voluto chiarire ancora una volta i suoi sentimenti sulla Shoah riferendosi anche ai responsabili, pur senza pronunciare la parola "nazismo". La Shoah, "questo sconvolgente capitolo della storia - ha detto - non deve mai essere dimenticato o negato". E ha citato le "oscure memorie della mia visita di tre anni fa al campo della morte ad Auschwitz, dove così tanti ebrei - madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici - furono brutalmente sterminati sotto un regime ateo che propagandava una ideologia di antisemitismo e odio". La visita al memoriale dello Yad Vashem e l'incontro con alcuni sopravvissuti resta "uno dei più solenni momenti" del viaggio in Terrasanta - ha aggiunto - "memorie oscure" che "dovrebbero rafforzare la nostra determinazione a condurci più vicini gli uni agli altri come rami dello stesso albero di olivo". Con i fratelli ebrei, i cattolici "hanno avuto una relazione tesa, ma ora sono fermamente impegnati a costruire ponti di duratura amicizia". Un'amicizia che il presidente israeliano Shimon Peres si è detto pronto ad accogliere e ricambiare, elogiando le parole di Benedetto XVI sulla Shoah, affermando di volere la pace (ma senza menzionare i due Stati) e condividendo la condanna del terrorismo che - ha detto - non deve "sequestrare" la coscienza religiosa. In precedenza, inginocchiato in preghiera al Santo Sepolcro, la tomba vuota di Cristo a Gerusalemme, Benedetto XVI si è spiritualmente congedato dalla Terra Santa e da Israele rinnovando i suoi auspici di pace per il Medio Oriente a partire "da Cristo" e dal suo amore "che riconcilia". Il papa ha voluto dedicare la parte conclusiva del suo viaggio, di cui molti hanno sottolineato i significati politici, ad appuntamenti dal significato soprattutto religioso e spirituale, visitando il patriarcato greco-ortodosso, il Santo Sepolcro e il patriarcato armeno. ATS
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