
In un clima cordiale con tocchi di informalità (papa e presidente che mangiano un frutto servedosi da un piccolo vassoio porto da Peres), Benedetto XVI ha reso visita al presidente israeliano Shimon Peres nel palazzo presidenziale di Gerusalemme, dove è stato accolto da un canto di benvenuto e ha incontrato anche i familiari del presidente, premio Nobel per la pace nel 1994 per gli sforzi di pace in Medio oriente culminati con gli accordi di Oslo. Nel giardino del palazzo presidenziale erano presenti circa 300 personalità politiche e religiose. Al suo arrivo Benedetto XVI è stato accolto da tre ragazzi che lo hanno salutato con grande cordialità. Il presidente Peres gli ha poi porto un vassoio di frutta e papa e presidente si sono serviti insieme e ne hanno mangiato uno. Nel suo saluto Peres ha proclamato la volontà che Israele e Vaticano cooperino per la pace nel mondo. Prima di pronunciare il suo discorso, papa Ratzinger ha firmato il registro degli ospiti. Molti i temi affrontati da Benedetto XVI nel suo discorso al presidente, del quale ha ricordato "il forte impegno nel perseguire la giustizia e la pace", aggiungendo poi una assicurazione anche al governo Nethanyahu "appena formato" del proprio intento di compiere un "pellegrinaggio di preghiera in favore del dono prezioso dell'unità e della pace per il Medio oriente e per tutta l'umanità". Il "vero interesse di una nazione - ha detto ancora Benedetto XVI - viene sempre servito mediante il perseguimento della giustizia per tutti" e i "fini autentici di una società umana non si possono realizzare quando cadono preda di interessi particolari o di politiche frammentarie". Ha quindi invitato ad ascoltare "il grido di quanti vivono in questo Paese, che invocano giustizia, pace, rispetto per la loro dignità, stabile sicurezza, una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di insensata violenza". Papa Ratzinger ha poi invitato i "leader religiosi" a "essere coscienti" che qualsiasi "divisione o tensione, ogni tendenza alla introversione o al sospetto fra credenti o - ha detto - fra le nostre comunità ". Secondo il linguaggio ebraico, ha commentato, "sicurezza - 'batah ' - deriva da fiducia e non si riferisce solo all'assenza di minaccia, ma anche al sentimento di calma e di confidenza" e "sicurezza, integrità, giustizia e pace nel disegno di Dio sono inseparabili": questi valori "bisogna esercitarli e viverli". ATS
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