
"Basta violenza e terrorismo, basta guerre", si "spezzi il circolo vizioso della violenza" e si arrivi presto alla "soluzione dei due Stati", nella sicurezza e nella giustizia, per israeliani e palestinesi. E facciamo in modo che al futuro del Medio oriente non servano più i "muri" per garantire la sicurezza. Il papa ha concluso il viaggio in Terrasanta con un forte appello, pronunciato da "amico degli israeliani e dei palestinesi" a trovare presto la soluzione al conflitto che da 60 anni crea sofferenza ai due popoli. Nel congedarsi da Israele inoltre ha rinnovato la condanna della Shoah, "questo sconvolgente capitolo della storia", ricordando la sua visita ad Auschwitz nel 2006 e il commovente incontro con alcuni sopravvissuti dei lager. La cerimonia di congedo all'aeroporto Ben Gurion ha mostrato l'amicizia e la sintonia tra Benedetto XVI e il presidente Shimon Peres, che si sono salutati con uno scambio di baci non protocollare. Peres inoltre ha espresso "gratitudine" al pontefice per le parole di questi su Shoah e antisemitismo che, ha osservato, hanno toccato le "menti e i cuori" degli israeliani, ha incitato a non far sì che i terroristi prendano in ostaggio le religioni e ha affermato il desiderio del suo Paese di arrivare alla pace "con i vicini e con i nemici lontani". Anche se la cerimonia in aeroporto ha registrato le parole più politiche di questo viaggio, con l'appello forte e accorato del "pellegrino di pace" Ratzinger per sbloccare lo stallo tra i due popoli e nella diplomazia internazionale, la giornata conclusiva della missione papale in Terrasanta ha registrato prima una serie di appuntamenti strettamente religiosi, con l'incontro con gli esponenti delle altre confessioni cristiane e il patriarca greco ortodosso Teofilo III e, soprattutto, con la sosta sulla tomba di Cristo nel Santo Sepolcro e la visita al Golgota, il luogo della crocifissione. Riflettendo sul senso della "tomba vuota" il papa-teologo ha parlato della "speranza" che viene dalla risurrezione di Cristo. "Il Vangelo - ha spiegato - ci dice che Dio può far nuove tutte le cose, che la storia non necessariamente si ripete, che le memorie possono essere purificate, che gli amari frutti della recriminazione e dell'ostilità possono essere superati, e che un futuro di giustizia, di pace, di prosperità e di collaborazione può sorgere per ogni uomo e donna, per l'intera famiglia umana, ed in maniera speciale per il popolo che vive in questa terra, così cara al cuore del Salvatore". Accolto dal custode di Terrasanta, Pierbattista Pizzaballa, Benedetto XVI ha prima incensato la pietra dell'unzione, una lastra di marmo che si vuole sia servita per ungere il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla croce e poi è entrato nella zona del sepolcro, restando alcuni minuti in preghiera; così pure ha fatto sul Golgota, rivivendo in pochi metri e pochi minuti gli eventi centrali per la fede cristiana e chiudendo il percorso del pellegrinaggio che ha cominciato sul monte Nebo, come già hanno fatto Paolo VI e Giovanni Paolo II nei loro viaggio in Terrasanta. Sull'aereo che lo riportava in Italia papa Ratzinger, sorridente nonostante la prevedibile stanchezza di otto giorni di impegni fittissimi, e la indubbia difficoltà di questo viaggio, ha salutato i giornalisti e fatto per loro un breve, estemporaneo bilancio del viaggio in Giordania, Israele e Territori palestinesi. Ha riferito di aver riscontrato che "in tutti gli ambienti, ebrei, cristiani e musulmani, ci sia una decisa volontà di dialogo interreligioso, una reale collaborazione di religioni, non una collaborazione per motivi politici ma dettata dalla fede". "Le difficoltà in Terra santa sono visibili e le abbiamo viste, e le dobbiamo vedere e chiarire, - ha aggiunto - ma nulla é così visibile come il desiderio comune di pace". Si è infine augurato che altri pellegrini prendano la strada della Terrasanta. Durante il volo, per il quale - cosa insolita - la compagnia di bandiera israeliana El Al gli ha assegnato una carta d'imbarco, papa Ratzinger ha s
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