
Inginocchiato in preghiera al Santo Sepolcro, la tomba vuota di Cristo a Gerusalemme, Benedetto XVI si è oggi spiritualmente congedato dalla Terra Santa e da Israele rinnovando i suoi auspici di pace per il Medio Oriente a partire "da Cristo" e dal suo amore "che riconcilia". Prima di recarsi all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dal quale partirà tra meno di un'ora per far rientro in Vaticano dopo aver pronunciato l'ultimo discorso, il papa ha voluto dedicare la parte conclusiva del suo viaggio, di cui molti hanno sottolineato i significati politici, ad appuntamenti dal significato soprattutto religioso e spirituale, visitando il patriarcato greco-ortodosso, il Santo Sepolcro e il patriarcato armeno. Intensa la visita alla tomba di Gesù, dove papa Ratzinger è rimasto in ginocchio alcuni minuti, dopo essere stato accolto nella basilica che ricorda la morte e risurrezione di Gesù dal custode di Terra Santa, Pierbattista Pizzaballa, e dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal. Qui il pontefice ha incitato la Chiesa locale a non rinunciare alla speranza e ad essere "aralda di speranza". E ha espresso l'auspicio che "la potenza dello Spirito possa aiutarci a superare ogni conflitto e tensione nati dalla carne e rimuovere ogni ostacolo, sia dentro che fuori, che si frappone alla nostra comune testimonianza a Cristo e al potere del suo amore che riconcilia". Poco prima, nella sede del patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme, aveva incontrato i rappresentanti delle chiese cristiane di Terra Santa, ai quali aveva espresso la speranza che la vita della città santa sia "contrassegnata da libertà religiosa e da coesistenza pacifica". Accolto dal patriarca greco-ortodosso Teofilo III, Benedetto XVI ha anche incitato ad educare una "generazione di cristiani ben formati e impegnati, solleciti nel desiderio di contribuire generosamente alla vita religiosa e civile di questa città unica e santa". ATS
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