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Estero
Papa: Giordania; da manipolazioni fede società violente
Redazione
17 anni fa

Dalla Giordania esempio di tolleranza il papa denuncia: "La manipolazione ideologica della religione, talvolta per scopi politici è il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società". Nel giorno in cui entra per la seconda volta in una moschea, quella di Amman, intitolata al re Hussein, Benedetto XVI mette l'accento sulle derive di una fede ideologizzata e manipolata. Parla davanti agli esponenti musulmani e ai membri del Corpo diplomatico all'esterno dell'edificio sacro. E dice la sua, dopo che il principe Ghazi Bin Talal, uno dei promotori della lettera dei 138 ulema ai capi cristiani, gli dà pubblicamente atto di aver espresso il proprio "rammarico" per i fraintendimenti della sua lectio magistralis di Ratisbona. Ma di derive della fede strumentalizzata il papa ha parlato anche benedicendo la prima pietra dell'università cattolica di Madaba: "La religioneviene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso". La seconda volta di Benedetto XVI in moschea, dopo la visita a quella Blu di Istanbul nel 2006, segue il cerimoniale predisposto dalla ospiti, e così al pontefice non viene chiesto di togliersi le scarpe: cammina su un tappeto predisposto per lui e i suoi accompagnatori, tutti calzati, osserva l'architettura dell'edificio e si raccoglie in silenzio nell'aula di preghiera. È in atteggiamento di "raccoglimento" spiega il portavoce padre Federico Lombardi, ed "esprime rispetto" per quanti riconoscono nella moschea il luogo della propria preghiera. A scanso di equivoci l'Osservatore romano riferisce che per convincere il papa "che si poteva camminare in moschea con le scarpe", "è stato per primo il principe Ghazi Bin Talal a entrare in moschea senza toglierle", e pubblica in prima pagina la foto dei due leader religiosi entrambi con le scarpe. Nelle parole a leader islamici e diplomatici il papa ha quindi espresso senza perifrasi tutta la preoccupazione dei credenti per il fatto che "alcuni asseriscono che la religione è necessariamente una causa di divisione nel nostro mondo; e per tale ragione affermano che quanto minor attenzione vien data alla religione nella sfera pubblica, tanto meglio è". I contrasti tra i seguaci di diverse fedi non possono essere negati, ammette, ma è la "manipolazione ideologica della religione" magari a fini politici, che fa da "catalizzatore" di "tensioni, divisioni, violenze". In questo contesto il pontefice ritiene "degna di plauso" la "decisione dei leader religiosi e civili giordani, di far sì che il volto pubblico della religione rifletta la sua vera natura". In Giordania si possono costruire chiese e, ha ricordato ieri il papa, si cerca di frenare gli "estremismi". Da questo Paese può denunciare la interpretazione violenta delle religioni e può insistere anche sul fatto che la libertà religiosa non è solo libertà di culto, ma anche di poter esercitare un ruolo civile. Il papa tedesco tende la mano all'islam dialogante e aperto degli hashemiti e questi la accolgono e la stringono: il principe Ghazi davanti agli esponenti musulmani e ai diplomatici afferma che il pontificato ratzingeriano è "marcato dal coraggio morale di dar voce e tener fede alla propria coscienza, indipendentemente dalla moda del giorno". Nell'incontro interreligioso papa Ratzinger ha anche fatto appello agli "sforzi della comunità internazionale" per "promuovere pace e riconciliazione" in Iraq, e ha auspicato l'impegno di leader politici e di tutte le forze in campo per la ricostruzione di "infrastrutture e benessere" e chiesto di non dimenticare il diritto dei cristiani iracheni alla "pacifica coesistenza". ATS

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