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Papa Francesco, no al Gemelli per un mal di testa
Redazione
12 anni fa
A fine giugno aveva destato preoccupazione l'annullamento della visita al Policlinico. Il caso della falsa intervista su Repubblica!

Nelle scorse settimane avevano destato preoccupazioni e dubbi le condizioni di salute di Papa Francesco, apparso più volte affaticato. In particolare, aveva fatto rumore una visita annullata al Policlinico Gemelli di Roma, prevista a fine giugno.

Ora, a qualche giorno di distanza, tramite un videomessaggio trasmesso da Rai 1, il Pontefice ha spiegato di aver semplicemente avuto mal di testa, malanno di cui pare soffra di frequente.

"Tutto era pronto ma poco prima il mio mal di testa è andato peggiorando, cui si è aggiunto un senso di nausea e così non sono potuto andare al policlinico Gemelli. Comprendo la delusione dei malati che avrei voluto salutare", queste le sue parole.

Oltre a questo, sarebbe tornato sulle piaghe già affrontate della pedofilia nella Chiesa e in un'intervista rilasciata a Eugenio Scalfari di Repubblica e ripresa dall'edizione online del Cdt, ha dichiarato come "il due per cento dei pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali". Uno stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede. La nostra denuncia della mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante. Alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso, naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. So quello che fanno i mafiosi, ma mi sfugge il modo di pensare. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze." Infine, ha parlato anche del celibato dei preti. "Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò".

Già, sarebbe tornato, perchè in realtà queste frasi non sarebbero frutto di un colloquio vero e proprio fra il pontefice e il fondatore di Repubblica. Infatti, il direttore della Sala Stampa Vaticana, Federico Lombardi, ha chiarito che "bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo ‘fra virgolette’ le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine". A gennaio era accaduta la stessa cosa, sempre coinvolte Repubblica e Scalfari. Che il diritto di cronaca e di intervista si stia spingendo troppo in là?

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