
Andare come missionario in Giappone era il sogno del giovane Jorge Mario Bergoglio ma, ha raccontato lui stesso oggi nell'udienza in Piazza San Pietro, il generale dei gesuiti Pedro Arrupe glielo impedì per la salute cagionevole, dicendogli scherzosamente che non era sufficientemente santo per partire. Ma il Giappone sembra essere rimasto nel cuore dell'attuale papa, che oggi davanti a oltre 20 mila persone ha ricordato che la Chiesa giapponese nel XVII secolo è sopravvissuta per circa 250 anni senza neppure un prete e senza struttura. Questa, ha detto, è una "storia importante", da cui imparare. E imparare non solo la resistenza nella persecuzioni, ma anche il fatto che è il battesimo che fa la Chiesa, e "con la grazia del battesimo trasmesso di padre in figlio" anche in clandestinità e nelle persecuzioni, la Chiesa è rimasta "comunità" e ha preservato la fede. In altri passaggio del suo discorso papa Bergoglio ha spiegato che anche il papa, i vescovi o le persone ritenute grandi, "devono essere discepoli", sempre, altrimenti non potrebbero "trasmettere la fede". E che tutti i cristiani son insieme discepoli e missionari.
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