
L'Africa, a partire dalla Nigeria, dove le chiese continuano a essere attaccate, anche oggi; e il Medio Oriente. A queste due immense e travagliate aree della terra, i cui paesi ha idealmente attraversato anche durante gli auguri pronunciati in 65 lingue, il papa ha rivolto con forza il suo pensiero in questa giornata di Pasqua. La parte più forte del suo messaggio Urbi et Orbi tradizionalmente pronunciato dopo la messa pasquale, è tutta raccolta in un pressante appello alla pace per queste nazioni. Ricordando che "la speranza, in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male", fatta di "morte, invidia, orgoglio, menzogna, violenza". Un "intreccio mortale" che anche Cristo ha conosciuto, ma ha sconfitto. "Cristo è speranza e conforto" per chiunque subisce ingiustizie, in particolare "per le comunità cristiane che maggiormente sono provate a causa della fede da discriminazioni e persecuzioni", ha sottolineato il Papa. Oltre 100mila fedeli hanno partecipato alla celebrazione, riempiendo tutta piazza San Pietro, il piazzale antistante e parte di via della Conciliazione e al termine hanno salutato il Papa con un lungo applauso. Ad abbellire il sagrato e la piazza le decorazioni floreali preparate dai fioristi olandesi: oltre 42 mila fiori e piante tra lilium, rose, aster e rami di ciliegio giapponese. ATS
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