
La Chiesa cattolica non può "rimanere in silenzio" di fronte "al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all'abuso di potere", che affliggono il continente africano. Lo ha detto Benedetto XVI, sbarcato a Yaoundé, in Camerun, prima tappa del suo viaggio in Africa. "Qui, in Africa, come pure in tante altre parti del mondo, innumerevoli uomini e donne anelano ad udire una parola di speranza e di conforto", ha detto il Papa, nel suo discorso di saluto al presidente camerunese, Paul Biya, che lo ha accolto all'aeroporto. "Conflitti locali - ha aggiunto - lasciano migliaia di senzatetto e di bisognosi, di orfani e di vedove. In un continente che, nel passato, ha visto tanti suoi abitanti crudelmente rapiti e portati oltre mare a lavorare come schiavi, il traffico di esseri umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna forma di schiavitù", ha aggiunto. "In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di modelli disturbati da cambiamenti climatici, l'Africa soffre - ha sottolineato - sproporzionalmente; un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia". "Essi - ha concluso - implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la chiesa offre loro". Intanto a Yaoundé vanno a ruba cappellini e t-shirt con le immagini del Papa che, da un po' di giorni, si sono materializzati sulle bancarelle dei venditori ambulanti nei dintorni del Centro Giovanni XXIII di Mvolye. Sventolano colorate le bandiere della Santa Sede e del Camerun con le foto del presidente Paul Biya e del Papa. ATS
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