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Estero
Papa: Africa, appello contro guerre e indifferenza
Redazione
17 anni fa

Nel suo ultimo giorno di visita in Angola, Papa Benedetto XVI rivolge un duplice appello: all'Africa, perché si alzi e si scrolli di dosso le guerre, la schiavitù della cupidigia, gli odii tribali; al resto del mondo perché volga lo sguardo su questo continente tanto dimenticato quanto assetato di giustizia, pace e sviluppo. Lo scenario della grande messa domenicale di Ratzinger, momento di sintesi e di congedo nella sua prima visita in terra africana, è desolato. Una spianata di polvere rossa ai limiti della città e delle sue baraccopoli infinite, delimitata dai muri e dalle ciminiere del cementificio di Luanda. Ma, almeno qui, non ci sono state calche o risse per avere un posto, come è avvenuto ieri nello Stadio Dos Coqueiros di Luanda, dove hanno perso la vita due giovani donne. Per la folla immensa che è arrivata da tutte le parti dell'Angola e anche da alcuni paesi dell'Africa australe, lo sterrato di Cimangola - così si chiama il luogo - è poi, in fondo, il paesaggio familiare della miseria. La brezza dell'Oceano Atlantico non mitiga il caldo: quasi un milione di persone - secondo le stime vaticane - venute ad ascoltare e a festeggiare il Papa. La televisione angolana parla addirittura di un milione e mezzo. Cifre forse esagerate, ma la gente è veramente tanta, una prova di forza e di orgoglio del cattolicesimo africano, anche di fronte ad un potere, come quello del presidente angolano, José Eduardo Dos Santos, inamovibile da 27 anni. "Tragicamente - denuncia il Papa durante l'omelia - le nuvole del male hanno ottenebrato anche l'Africa, compresa questa amata nazione di Angola. Pensiamo - elenca - al flagello della guerra, ai frutti feroci del tribalismo e delle rivalità etniche, alla cupidigia che corrompe il cuore dell'uomo, riduce in schiavitù gli uomini e priva le generazioni future delle risorse di cui hanno bisogno per creare una società più solidale e più giusta, una società veramente e autenticamente africana nel suo genio e nei suoi valori". Da qui l'esortazione agli africani: "Cari fratelli e sorelle, alzatevi", incita. "Guardate al futuro con speranza , confidate nelle promesse di Dio e vivete nella sua verità. In questo modo - aggiunge - costruirete qualcosa destinato a perdurare e lascerete alle generazioni future un'eredità durevole di riconciliazione, di giustizia e pace". Nel pomeriggio, nella parrocchia di Santo Antonio, in un sobborgo povero di Luanda, il Papa incontra poi le 'mamas' africane: occasione per chiedere, in nome delle donne del Continente, una "dignità pari" a quella degli uomini, e diritti da "affermare e proteggere anche mediante strumenti legali" . Parole importanti per l'Africa, dove le donne sono spesso considerate esseri di serie B, nonostante siano loro a reggere tutto il peso della famiglia e dell'economia rurale. "Silenziose eroine", le ha definite Benedetto XVI parlando del loro ruolo nella storia umana, scritta sempre al "maschile", e ricordando l'esempio di Maria Bonino, la pediatra italiana morta quattro anni fa, dopo aver contratto il virus di Marburg mentre curava i bambini angolani. Nel difendere "l'uguale dignità" tra uomo e donna, il Papa ha però sottolineato la necessaria presenza materna nelle famiglie, un fattore che non può essere intaccato in alcun modo. Tuttavia, ha richiamato al loro dovere e alle loro responsabilità anche i mariti e i padri africani. Apparso a tratti affaticato per il caldo, Benedetto XVI ha però retto piuttosto bene agli impegni della giornata, aiutato anche dall'affetto e dall'incitamento che gli sono arrivati dai fedeli angolani. ATS

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