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Pantani: procura, non fu ucciso, morì per coca e farmaci
Redazione
12 anni fa

Marco Pantani non fu ucciso. Morì per un mix di antidepressivi e cocaina. Chi indaga, oggi come 10 anni fa, prende in considerazione anche la volontarietà del gesto. Il ciclista italiano nei suoi ultimi messaggi, i foglietti che si lasciò dietro nei giorni precedenti la morte, annunciava "non so se per me ci sarà un altro giorno". "Allo stato non sono emersi elementi che facciano pensare ad un omicidio", ha detto oggi il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, che da luglio ha avviato una nuova indagine sulla morte di Pantani con l'ipotesi di omicidio volontario. Ipotesi che fino ad oggi, quindi, per la Procura di Rimini, non ha trovato riscontro negli interrogatori e nella nuova perizia medico legale affidata al professor Franco Tagliaro. Proprio le conclusioni alle quali giunge il noto esperto in tossicologia dell'Università di Verona - al quale Giovagnoli ha affidato la super perizia che ha messo a confronto la relazione di Giuseppe Fortuni (il patologo che 10 anni fa fece l'autopsia sulla salma del ciclista) e quella del professor Francesco Maria Avato sulla quale poggia l'esposto della famiglia - metterebbe un punto fermo su tutta l'inchiesta. Ossia Pantani non fu ucciso. Non vi fu coercizione da parte di terzi, ma la cocaina l'assunse spontaneamente. L'abuso della sostanza unita ai farmaci antidepressivi provocò la morte del "pirata". Giovagnoli però ha anche richiesto una nuova perizia, test di laboratorio sui vetrini prelevati 10 anni fa e conservati nel laboratorio di analisi di Modena. Lo scopo è stabilire con esattezza quale ruolo ebbero i farmaci antidepressivi nella morte del ciclista. Gli uni, i farmaci, e l'altra, la cocaina, assunti separatamente non avrebbero ucciso. Insieme si trasformarono per Pantani in un killer. Fino a che punto Marco prese droga e medicine in maniera da rischiare la vita consapevolmente? Dubbio lecito se si considera la circostanza riportata nel libro di Andrea Rossini, "Delitto Pantani. Ultimo chilometro (segreti e bugie)", per cui tra il 5 e il 6 febbraio, quindi una settimana prima della morte, Pantani riuscì a procurarsi una doppia fornitura dei medicinali da lui abitualmente assunti per la depressione. L'indagine che la Procura ha affidato alla polizia giudiziaria probabilmente lo chiarirà prima di chiudere il caso con una richiesta di archiviazione. Intanto quello che è certo è che per Tagliaro "non sono emersi elementi tali da ipotizzare concretamente una assunzione sotto costrizione". Nessuna aggressione, nessun omicidio emerge dalle evidenze scientifiche e dalle risposte di Tagliaro ai quesiti del procuratore Giovagnoli. Le lesioni evidenziate sulla salma del ciclista sono per Tagliaro compatibili con ferite autoinflitte in un delirio tossico. Bocciate le ipotesi "probabilistiche" del professor Francesco Maria Avato allegate all'esposto della famiglia Pantani presentate dall'avvocato Antonio De Rensis. Il consulente della Procura infatti sospetta apertamente che nel decesso per droga possa aver avuto un ruolo "una assunzione eccessiva di antidepressivi" forse presi proprio con "finalità autosoppressive". A questo punto è davanti a tali conclusioni prendono un altro peso anche le "incongruenze" e errori nell'inchiesta di 10 anni fa sulle quali ha insistito in questi mesi l'avvocato della famiglia Pantani. E così se da una parte è lecito che la mamma Tonina continui a sostenere che Marco è stato ucciso, dall'altra appare evidente che la Procura invece punterà ad una richiesta di archiviazione.

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