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Estero
Palestina nuovo Stato membro Interpol, l'ira di Israele
Redazione
9 anni fa

La Palestina entra come Stato membro nell'organizzazione di polizia internazionale, l'Interpol. Una vittoria diplomatica per l'Autorità nazionale palestinese (Anp) e una sconfitta per Israele, che fino all'ultimo, insieme agli Usa, ha cercato di evitare il voto. Il ministro degli Esteri palestinese Ryad al Maliki ha subito definito il successo "una vittoria del popolo" palestinese. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha replicato che la mossa dell'Anp "viola gli accordi presi in passato con Israele". Riunita a Pechino, l'assemblea generale dell'istituzione ha accettato a grande maggioranza la candidatura palestinese, la stessa che aveva respinto appena un anno fa e che non aveva neppure ammesso al voto nel 2015. Oggi invece è passata a grande maggioranza: a favore sono stati 75 Paesi su 133 ammessi al voto, 24 quelli contrari e 34 gli astenuti. Lo scrutinio è stato segreto. Su Twitter, l'Interpol ha annunciato che con il voto gli Stati membri sono passati da 190 a 192, con l'ingresso sia della Palestina sia delle Isole Salomone. Se in Israele il risultato di Pechino è stato perlopiù visto come uno "schiaffo diplomatico", a Ramallah, capitale amministrativa dell'Anp, l'entusiasmo è alle stelle con l'Olp che ha twittato annunciando la vittoria. Al Maliki, citato dalla Wafa, ha affermato che il voto di oggi "dà fiducia alle capacità della Palestina nell'applicazione delle leggi e nell'adesione ai valori centrali dell'organizzazione". "Lo Stato di Palestina - ha aggiunto - considera questo sua partecipazione e le responsabilità che comporta parte integrante di quelle verso il popolo palestinese e un impegno morale nei riguardi dei cittadini del mondo". Netanyahu, incontrando l'inviato per la pace di Trump Jason Greeblatt, ha invece denunciato le azioni dei palestinesi che "stanno seriamente danneggiando gli sforzi per raggiungere la pace". Ed ha citato anche il rifiuto di Ramallah di condannare l'attacco terroristico di ieri e i tentativi di portare Israele davanti al Tribunale penale dell'Aja. "La battaglia diplomatica palestinese - ha promesso - non resterà senza risposta". Inoltre ha dato mandato all'ambasciatore israeliano in America Ron Dermer di chiedere se le recenti mosse palestinesi per far incolpare Israele per crimini di guerra all'Aja violino le leggi statunitensi, portando alla possibile chiusura degli uffici dell'Anp a Washington. Ad attaccare Netanyahu per l'esito di Pechino è stato l'ex premier Ehud Barak che ha parlato di "un altro suo fallimento", riferendosi al fatto che poco tempo fa il primo ministro aveva rivendicato il cambio in positivo di atteggiamento nelle organizzazioni internazionali nei confronti di Israele.

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