
Sempre più grave la situazione in Pakistan, a due giorni dall'imposizione dello stato di emergenza. Continuano a centinaia gli arresti mentre la polizia ha caricato dimostrazioni pacifiche di avvocati, con gas lacrimogeni e manganelli, in un crescendo di violenza che ha obbligato Washington a rinviare i regolari colloqui militari con l'alleato Pervez Musharraf. Nell'incertezza in cui è piombato il Paese islamico, lo stesso presidente ha dovuto smentire le voci di suoi arresti domiciliari, ai quali sarebbe stato costretto da sottoposti contrari allo stato d'emergenza. Al potere da otto anni conun colpo di Stato militare, Musharraf, 74 anni, ha reagito alla peggiore crisi della sua carriera sospendendo la costituzione e imponendo misure speciali, per avere mano libera contro il terrorismo fondamentalista dilagante, mettendo a tacere la magistratura, accusata di paralizzare il governo, e i media. Intanto la polizia è intervenuta con brutalità contro gli avvocati che dimostravano fuori dall'Alta corte a Karachi, la capitale economica del Pakistan ma anche la città dove più forte è il movimento delle toghe, l'avanguardia della società civile che è emerso nei mesi scorsi come forza di opposizione contro il regime militare. Decine gli arresti di avvocati a Karachi e altri 200 a Lahore, trascinati via e caricati con violenza su camionette della polizia. Diversi giudici, fra cui il presidente destituito della Corte suprema Iftikhar Chaudhry, simbolo della resistenza a Musharraf, sono agli arresti domiciliari e non possono avere contatti con l'esterno. Gli Stati Uniti hanno annunciato oggi di avere sospeso i colloqui bilaterali militari annuali. Ieri hanno minacciato una revisione degli aiuti, già 12 miliardi di dollari dal 2001. Il partito d'opposizione islamico, Jamaat-e-Islami, ha dettoche le autorità nella notte hanno fermato tra i 600 e i 700sostenitori del gruppo. ATS
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