
L'Organizzazione degli stati americani (Osa) ha deciso per consenso unanime dei suoi 34 membri la revoca della risoluzione del 1962 con la quale Cuba è stata espulsa dall'organismo. Ma, ora, spetta a L'Avana decidere se vuole tornare a farne parte tenendo presente il monito degli Stati Uniti che vincolano il reingresso cubano nell'Osa al rispetto dei diritti umani e civili sull'isola. La "risoluzione 7", approvata ieri quasi agli sgoccioli dei lavori della 39/a assemblea dell'organismo avviati martedì in Honduras a San Pedro Sula, a cui ha partecipato la segretaria di stato Usa Hillary Clinton, è senz'altro un capolavoro diplomatico. Risultato di un duro e complesso braccio di ferro in cui Paesi come Venezuela e Nicaragua hanno sostenuto a spada tratta la riammissione di Cuba nell'Osa senza se e senza ma. Gli Usa vi hanno opposto la necessità che L'Avana adempia ai principi dell'organismo, leggasi elezioni libere. E Paesi come Brasile e Argentina hanno mediato tra le due parti in conflitto. Il tutto mentre anche Fidel Castro ha ribadito in merito che il Paese resterà "intransigente nella difesa dei suoi principi". In pratica le parti intransigenti hanno ceduto un po', lanciando la palla a Cuba per vedere l'effetto che fa. Nella risoluzione, si afferma appunto che "alla luce dell'interesse condiviso in merito alla completa partecipazione di tutti gli Stati membri" e "dei propositi e dei principi" della Carta Democratica dell'Osa legati "a sicurezza, democrazia, non intervento, autodeterminazione, diritti umani e sviluppo", nonché tenendo presente "l'apertura che ha caratterizzato il dialogo nel vertice presidenziale delle Americhe svoltosi a Trinidad Tobago", si decide che la risoluzione del 1962 "non ha più alcun effetto". "Decisione storica", hanno assicurato all'unisono diversi ministri latinoamericani a San Pedro Sula. "Abbiamo posto fine ad un anacronismo e ad un'ingiustizia che risaliva ai tempi della Guerra Fredda", ha sottolineato l'argentino Jorge Taiana. Ma l'articolo 2 della risoluzione avverte: "La partecipazione di Cuba all'Osa sarà il frutto del risultato di un processo di dialogo avviato su richiesta del governo di Cuba ed in sintonia con le norme, i propositi ed i principi dell'organismo". In definitiva i governi latinoamericani "hanno lavato l'onta subita da L'Avana", come ha assicurato il ministro honduregno Patricia Rodas, hanno spianato la strada a Fidel e Raul Castro per tornare nell'organismo, ma toccherà a loro decidere quando e come. Da Washington, un portavoce del Dipartimento di Stato ha affermato che la riammissione di Cuba deve essere vincolata al rispetto da parte del regime cubano dei principi democratici e dei diritti umani. In pratica, l'Osa si è salvata dall'inanità. Anche i Paesi più intransigenti della regione hanno compreso che è meglio non affrontare di petto Washington in un momento in cui Barack Obama esprime apertamente di voler riallacciare positivi rapporti con "il cortile sul retro", per lo più ignorato da George W. Bush. E la Casa Bianca, come ha dimostrato proponendo a Cuba di riprendere i colloqui sull'immigrazione, ha capito che, per tale riavvicinamento, non può non tener presente ciò che L'Avana rappresenta politicamente per tutti i governi della regione. Tolto di mezzo un vestigio della Guerra Fredda è quindi giunta l'ora di un eventuale dialogo corale. ATS
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