
Anni di discussioni all'Onu per decidere se spostare le lancette del mondo di un secondo: dopo circa un decennio di dibattiti, i Paesi membri dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu) dovranno infatti pronunciarsi in questi giorni a Ginevra sul destino del "leap second", il secondo intercalare che dal 1972 sincronizza a intervalli irregolari il tempo coordinato universale (Utc), o tempo atomico, al tempo della rotazione terrestre, che subisce l'influsso di alcune variabili. Tra i 192 Paesi dell'Uit non vi è unanimità. Tra i Paesi in favore della soppressione del secondo intercalare vi sono gli Usa e la maggioranza dei Paesi europei, tra i contrari vi è la Gran Bratagna, insieme a Cina e Canada, ha spiegato oggi un esperto dell'Uit, agenzia specializzata delle Nazioni Unite. Il problema del "leap second" è che l'operazione di "sincronizzazione" è più complessa del più noto anno bisestile, che aggiunge un 29 febbraio al calendario ogni quattro anni: "È infatti impossibile prevedere in anticipo se sia necessario aggiungere o meno un secondo intercalare" all'anno in corso, ha precisato Vincent Meens, responsabile del gruppo dell'Uit sulla questione. "Alcuni anni è necessario introdurlo e altri no. Questo a causa della rotazione della terra e perché alcuni eventi, come i terremoti, possono frenare la terra più del previsto", ha spiegato Meens alla stampa. Quando è necessario introdurlo questo deve essere fatto in tutti i sistemi di radiocomunicazioni e i sistemi di computer. L'intervento deve essere manuale con alcuni rischi, ha aggiunto. Lo svantaggio di rinunciare al secondo intercalare è quello di una deviazione tra tempo atomico e tempo terrestre, ha sottolineato. Una prima decisione è attesa nei prossimi giorni in occasione dell'Assemblea delle Radiocomunicazioni (16-20 gennaio) che precede la Conferenza mondiale delle Radiocomunicazioni, in calendario a Ginevra dal 23 gennaio al 17 febbraio. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

