
I paramilitari in Sudan avrebbero commesso crimini di guerra e possibili crimini contro l'umanità durante la presa della città di Al-Fashir, con almeno 6.000 persone uccise: lo ha dichiarato l'Alto commissariato dell'ONU per i diritti umani nell'ambito della guerra civile che da aprile 2023 contrappone le forze armate sudanesi e quelle paramilitari, entrambe accusate di atrocità. La presa di Al-Fashir da parte delle Forze di supporto rapido (RSF) a ottobre è stata segnata, secondo numerosi rapporti, da massacri, stupri e rapimenti.
Vittime e testimoni
«Le violazioni commesse dalle RSF durante la presa di Al-Fashir costituiscono crimini di guerra e possibili crimini contro l'umanità», ha affermato l'Alto commissariato dell'ONU in un comunicato pubblicato in occasione di una relazione, accusando anche le «milizie arabe» alleate dei paramilitari sudanesi. Sulla base di interviste condotte alla fine del 2025 con oltre 140 vittime e testimoni nello Stato del Nord, in Sudan e nel Ciad orientale, l'Alto commissariato dell'ONU ha documentato più di 6.000 persone uccise nei primi tre giorni dell'offensiva delle RSF ad Al-Fashir.
Bilancio reale «più pesante»
«Il bilancio reale delle vittime di questa offensiva durata una settimana è senza dubbio molto più pesante», ha avvertito l'Alto commissariato, sottolineando che «diverse migliaia di persone rimangono disperse e non rintracciabili». Il rapporto stima che almeno 4.400 persone siano state uccise all'interno di Al-Fashir e oltre 1.600 mentre fuggivano dalla città.

