

Oltre 700 droni sono stati lanciati dalle forze ucraine contro diverse regioni della Russia, tra cui quella di Mosca, dalla notte di giovedì fino alla mattinata di venerdì. E ancora una volta tra i territori presi di mira vi è la Crimea, annessa dai russi nel 2014, dove le autorità locali hanno dichiarato uno «stato d'emergenza» per cercare di far fronte a una grave penuria di carburanti ed elettricità provocata dai continui raid ucraini che puntano ad isolare la penisola dal resto della Russia.
Il governatore della Crimea, Serghei Aksyonov, ha sottolineato che la decisione di dichiarare lo stato d'emergenza «è stata presa soprattutto per regolarizzare le questioni di carattere economico». Nei giorni scorsi le autorità locali avevano vietato la vendita ai privati di benzina, in seguito alla carenza dovuta ai raid ucraini sulle raffinerie russe, ma anche agli attacchi contro camion cisterna e navi che cercano di rifornire la penisola. In un comunicato emesso ieri, Aksyonov, parlava di situazione «critica» per quanto riguarda i carburanti. E nelle ultime ore l'intelligence ucraina (Sbu) ha detto di avere bombardato due navi russe per il sostegno logistico all'esercito e ai sistemi di difesa aerea a Kerch, vicino al Ponte di Crimea, che collega la penisola alla Russia.
Gli attacchi alla Crimea si inseriscono in una campagna più vasta di bombardamenti ucraini sulle raffinerie e altre strutture energetiche in Russia, che hanno provocato una penuria di carburanti in molte regioni del Paese. Anche a Mosca crescono le difficoltà per gli automobilisti per fare il pieno alle pompe di benzina.
Il Guardian scrive che, messo alle strette in questo modo, il presidente russo Vladimir Putin starebbe pensando ad una possibile «provocazione» negli Stati baltici o in Polonia. Ad affermarlo sono i servizi d'intelligence della Lettonia e di un secondo membro della Nato non precisato. Tuttavia, precisano i servizi segreti lettoni, la Russia non sarebbe in grado di aprire un secondo fronte, e quindi starebbe valutando «attacchi ibridi, come missili, droni o altre azioni volte a inviare un segnale: smettete di sostenere l'Ucraina, altrimenti avrete i vostri problemi».
Intanto le «questioni legate alla sicurezza regionale» sono fra i temi discussi in un incontro svoltosi oggi tra il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e Putin nella residenza di quest'ultimo a Valdai, secondo quanto reso noto dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Mentre il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov è tornato a polemizzare a distanza con gli Usa affermando che, a differenza di quanto affermato dal segretario di Stato americano Marco Rubio, nel vertice fra Putin e il presidente Usa Donald Trump nel Ferragosto dello scorso anno, furono raggiunti degli accordi su come mettere fine al conflitto ucraino. La parte statunitense presentò delle «proposte», che furono «accettate dalla parte russa», ha detto Lavrov. «Allora affermare che non c'è stato alcun accordo sembra poco elegante», ha aggiunto il ministro russo.
Giovedì, secondo dichiarazioni riferite dall'agenzia russa Tass, Rubio aveva detto appunto che in Alaska «non c'è stato alcun accordo» e che la Russia, «tra le altre cose», vorrebbe che le sia consegnato l'intero territorio della regione ucraina di Donetsk.
Oggi, intanto, la Russia e l'Ucraina hanno compiuto un nuovo scambio di prigionieri, liberando 160 militari per parte.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato una legge che prevede una serie di misure per garantire la sicurezza e prevenire gli attacchi con droni sul territorio russo.
Secondo il documento, il personale militare russo abbatterà i droni o li disabiliterà utilizzando sistemi di guerra elettronica. Le nuove disposizioni prevedono inoltre l'istituzione di un regime speciale all'interno delle zone militari. Il governo determinerà l'elenco dei campi militari chiusi per i quali è istituito tale regime speciale, nonché le procedure per la sua attuazione. Inoltre, il documento prevede una procedura speciale per la costruzione, ricostruzione, riparazione straordinaria e lo smantellamento di strutture, al fine di fornire assistenza alle forze armate russe.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha prorogato di un anno e mezzo, fino alla fine del 2027, il divieto di esportazione di petrolio e prodotti petroliferi russi al di sotto del tetto massimo di prezzo imposto dai Paesi occidentali.
Il relativo decreto, pubblicato sul sito governativo per le innovazioni normative, modifica i termini del decreto presidenziale del 27 dicembre 2022, che ha introdotto misure di ritorsione al price cap imposto dall'Unione Europea.
Il documento vieta la fornitura di petrolio e prodotti petroliferi russi a persone giuridiche e fisiche straniere qualora i contratti prevedano, direttamente o indirettamente, in qualsiasi fase della fornitura, un meccanismo di limitazione del prezzo.
La Russia e l'Ucraina hanno compiuto un nuovo scambio di prigionieri, liberando 160 militari per parte. Ne ha dato notizia il ministero della Difesa di Mosca, citato da Ria Novosti.
I soldati russi si trovano in questo momento sul territorio bielorusso, in attesa di essere rimpatriati.
Le autorità della Crimea hanno dichiarato lo stato d'emergenza nella penisola, presa di mira nelle ultime settimane da pesanti raid delle forze ucraine. Serghei Aksyonov, il capo della regione annessa nel 2014 dalla Russia, ha detto che «la decisione è stata presa in primo luogo per regolarizzare le questioni di carattere economico», secondo quanto riferisce la Tass.
Nei giorni scorsi le autorità locali aveva vietato la vendita ai privati di benzina, in seguito alla carenza dovuta ai raid ucraini sulle raffinerie russe.
Stanotte la difesa aerea russa ha abbattuto 660 droni ucraini, secondo quanto annunciato dal Ministero della Difesa di Mosca.
Si tratta di uno dei numeri più alti dall'inizio del conflitto. I droni sono stati distrutti in oltre una decina di regioni, tra cui quella di Mosca, nonché nella penisola di Crimea annessa, nel Mar Nero e nel Mar d'Azov.
Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha dichiarato che almeno 47 droni diretti verso la capitale russa sono stati intercettati. «Gli specialisti dei servizi di emergenza stanno lavorando dove sono caduti i detriti», ha detto Sobyanin su Telegram, senza tuttavia segnalare vittime o danni.
Un «massiccio» attacco di droni ha colpito anche la regione di Tula, a circa 180 km a sud di Mosca, ha affermato Dmitry Milyaev, governatore della regione. «Un'abitazione privata è stata danneggiata in un insediamento nel distretto di Shchekino, e una donna è rimasta ferita», ha dichiarato Milyaev su Telegram.
L'Ucraina ha intensificato la sua campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia negli ultimi mesi, prendendo di mira in particolare le infrastrutture energetiche, con l'obiettivo di privare il Cremlino di una fonte vitale di entrate per finanziare il suo sforzo bellico, giunto ormai al quinto anno. La scorsa settimana un attacco ucraino ha provocato un incendio in una raffineria a sud-est di Mosca.

