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Estero
“Obbligo vaccinale e Green Pass strumenti di libertà”
Daniele Coroneo
5 anni fa
L’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli è intervenuto su Ticinonews per commentare l’annuncio della volontà di introdurre l’obbligo vaccinale nella vicina Italia

“Nel complesso, credo che l’opinione pubblica italiana abbia reagito bene”. Questo il giudizio di Ferruccio de Bortoli alla notizia della volontà del Governo di introdurre l’obbligo vaccinale. Il già direttore del Corriere della Sera osserva però che la popolazione “in parte se lo aspettava. In effetti, l’obbligo già esiste per il personale sanitario e di fatto esiste pure per quello scolastico”. Con il Ministro Brunetta che chiede l’estensione del Green Pass anche all’amministrazione pubblica, per de Bortoli “è ora però indispensabile una legge in materia”.

Con una copertura vaccinale che a fine mese arriverà all’80%, l’introduzione di questo obbligo è davvero necessaria?
“Non dispongo degli strumenti per potere rispondere a questa domanda. Tuttavia – prosegue il giornalista – è chiaro che l’Italia, come la Francia, ha scelto la linea dura nella lotta alla pandemia. È possibile che altri paesi saranno costretti ad adottare lo stesso approccio. Si teme che la diffusione di queste nuove varianti richieda un tasso di vaccinazione ancora più alto”.

Crede che la posizione italiana farà scuola in Europa?
“Io seguo con molto interesse il dibattito svizzero, specialmente ticinese. Sono convinto che ci debba essere dialogo e che non si debbano introdurre delle divisioni sociali. Credo però che il Green Pass e la vaccinazione obbligatoria siano due passaggi inevitabili sul piano della responsabilità civica. Sono anche strumenti di libertà: benché obbligatorio, il Green Pass permette di accedere in realtà molto più facilmente a ristoranti e alberghi. Si hanno dunque maggiori garanzia di tutela della propria libertà personale”.

Lei è ottimista per il futuro?
“Noi abbiamo il dovere di essere ottimisti. Le dico però una cosa: io non avrei mai scommesso su un senso di disciplina così elevato da parte dei miei connazionali. Ci sono state scelte sbagliate, contraddittorie, cacofoniche da parte delle autorità. Le comunità sono però state coese. Il senso di solidarietà è cresciuto, anche nel Canton Ticino. Le società forti reagiscono, si adattano e trovano nuovi stimoli a fare meglio, anche nella lotta al virus”.

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