
Il presidente americano, Barack Obama, ha deciso di far tornare un ambasciatore statunitense in Siria dopo quattro anni di assenza, compiendo un passo avanti nella distensione fra Washington e il Paese arabo, considerato a lungo ostile agli Usa: lo scrive oggi il Washington Post, che cita un "funzionario dell'amministrazione". Il giornale scrive che il vicesegretario di stato per il Medio Oriente, Jeffrey D. Feltman, ha informato in serata l'ambasciatore siriano a Washington, Imad Mustafa, della decisione di Obama. "Facendo tornare un alto funzionario a Damasco, la capitale siriana, l'amministrazione Obama sta cercando di ritagliare un ruolo più incisivo per gli Stati Uniti nella regione (mediorientale) nell'ambito degli sforzi del presidente (Usa) per riavviare i rapporti degli Usa con il mondo islamico e con il medio Oriente arabo", scrive l'edizione online del quotidiano Usa. Il giornale ricorda che nel febbraio 2005 l'allora amministrazione di George W. Bush ritirò l'ambasciatore americano a Damasco dopo l'assassinio a Beirut dell'ex premier libanese antisiriano Rafiq al-Hariri in un attentato attribuito ai servizi segreti siriani. Un'accusa, questa, che il presidente siriano, Bashir al-Assad, ha sempre respinto. Secondo il Washington Post, "la perdita di influenza diplomatica statunitense nella regione, dovuta all'opposizione fra molti arabi alla guerra in Iraq e a quello che viene percepito come il favoritismo Usa verso Israele, ha lasciato un vuoto negli ultimi anni che è stato in gran parte riempito dall'Iran. La decisione di far tornare l'ambasciatore statunitense in Siria, dicono alti funzionari, rappresenta il ripristino di una forte presenza diplomatica Usa in un Paese arabo laico centrale rispetto a molti interessi americani nella regione", scrive ancora il Wp online. ATS
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