
Oggi il presidente Barack Obama ha intimato a Mosca di ritirare le proprie truppe dal confine con l'Ucraina, accreditando così le voci che si accavallano da giorni sul dispiegamento di soldati russi pronti ad invadere il sud-est del Paese. Tali voci, rilanciate dal Wall Street Journal dove si parlava di quasi 50 mila militari lungo la frontiera, sono state smentite da Mosca che accusa l'Occidente di essere disinformato o in malafede, perché dalle recenti ispezioni internazionali non sono emerse irregolarità. Tali ispezioni - condotte da Ucraina, Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Svizzera, Belgio e Francia - "non hanno scoperto alcun preparativo aggressivo e non hanno registrato alcuna attività militare, oltre a quella dichiarata", ha sottolineato il portavoce del ministro degli esteri russo Aleksandr Lukashevich. Da giorni si inseguono voci e moniti sulla concentrazione di militari russi al confine, dai 20 mila di fonti americane ai 100 mila di fonti ucraine. Anche il generale Philip Breedlove, capo delle forze Nato in Europa, ha avvertito che le forze russe alla frontiera orientale con l'Ucraina sono così "consistenti" e "pronte" da poter "andare sino alla Transnistria - regione secessionista russofona della Moldova - se viene presa questa decisione". Mosca ha ammesso solo esercitazioni nel rispetto degli accordi internazionali. Al momento nessuno sembra in grado di prevedere quali saranno le prossime mosse di Putin, che oggi si è compiaciuto per la brillante prova delle forze armate russe in Crimea, dove hanno dimostrato le loro "nuove capacità". Ma pare verosimile che mantenga in campo tutte le opzioni, compresa quella militare, a seconda degli scenari. Molto dipenderà anche dall'esito della campagna per le presidenziali ucraine del 25 maggio e dalle garanzie che Kiev riuscirà a dare, anche nella riforma costituzionale, agli interessi russi: tutela delle minoranze russofone e non adesione alla Nato. Altrimenti potrebbe palesarsi lo spettro di un attacco lampo, magari giustificato dai referendum regionali sollecitati oggi dal deposto presidente ucraino Viktor Ianukovich o dalle tensioni di piazza nel sud-est, spontanee o provocate che siano. Obama ha rilanciato a Putin anche l'appello ad "aprire negoziati diretti con il governo ucraino e la comunità internazionale" e ha rifiutato "l'idea che ci sia una sfera di influenza" che "possa giustificare la Russia a invadere altri paesi", accusando il leader del Cremlino di provare "rancore intorno al tema di quello che considera la perdita dell'Unione Sovietica". Gli Stati Uniti, ha assicurato, "non hanno alcun interesse ad accerchiare Mosca", Putin "ha certamente travisato la nostra politica estera". Ma il Cremlino non ne sembra sicuro.
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