

Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano ha stretto la mano al vice presidente Jd Vance quando si sono incontrati per i colloqui a Islamabad. Lo riferiscono al New York Times due alti funzionari iraniani che hanno descritto il clima dell'incontro «cordiale e sereno».
I negoziati diretti trilaterali tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione del Pakistan sono ancora in corso. Lo riferisce un funzionario della Casa Bianca al seguito di JD Vance ad Islamabad dove sono ora le 2.33 del mattino.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di trattare «severamente» qualsiasi nave militare che transiti a Hormuz. Lo riporta la tv di stato, dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che due navi da guerra della Marina statunitense avevano attraversato la strategica via d'acqua per sminare l'area dalle mine posizionate da Teheran. «Qualsiasi tentativo da parte di navi militari di attraversare lo Stretto di Hormuz sarà trattato severamente. La Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha piena autorità per gestire lo Stretto di Hormuz in modo intelligente», ha dichiarato il Comando Navale delle Guardie.
Donald Trump ha ribadito che delle petroliere sono in navigazione verso gli Stati Uniti per acquistare petrolio americano. «Una delle cose che sta accadendo è che arrivano navi — grandi, splendide petroliere — nel nostro Paese e noi le carichiamo di petrolio, gas e ogni altra cosa. È davvero splendido», ha detto il presidente parlando con i giornalisti.
«Probabilmente l'Iran ha piazzato qualche mima nello stretto di Hormuz. Abbiamo delle dragamine in zona. Stanno bonificando, oltre a ciò stiamo negoziando». Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. Il presidente ha poi ribadito: «Abbiamo sconfitto la loro Marina, abbiamo sconfitto la loro aviazione, abbiamo sconfitto la loro contraerea, abbiamo sconfitto i loro radar. Abbiamo sconfitto i loro leader. I loro leader sono tutti morti... apriremo lo Stretto, anche se noi non lo utilizziamo, perché ci sono molti altri Paesi al mondo che invece ne fanno uso e che sono o impauriti o deboli...».
Donald Trump ha detto che per lui «non fa alcuna differenza» se Iran e USA non raggiungono un accordo. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, il presidente ha detto ancora: «Abbiamo sconfitto totalmente quel Paese. Quindi vediamo cosa succede: forse troveranno un accordo, forse no. Non importa. Dal punto di vista dell'America, noi vinciamo».
Solo l'Iran può ordinare l'apertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione. Lo ha dichiarato Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano. «Lo Stretto di Hormuz può essere aperto solo con il permesso dell'Iran, e non con i post sul social Truth!», ha scritto Azizi su X.
Il ministero dei Trasporti del Qatar ha annunciato che la navigazione marittima riprenderà completamente per tutti i tipi di imbarcazioni e navi nel Golfo Persico a partire da domani. Lo scrive la Cnn, precisando che l'annuncio non significa che il Qatar goda di piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, il punto di strozzatura marittima più critico al mondo.
In una dichiarazione odierna, il ministero ha affermato che la navigazione sarà consentita dalle 6 alle 18 per tutti i tipi di imbarcazioni, aggiungendo che, in linea con un precedente annuncio, le imbarcazioni autorizzate alla pesca sono autorizzate a navigare durante tutta la giornata.
Non è giunta al momento alcuna dichiarazione ufficiale da parte dell'Iran, che controlla lo Stretto di Hormuz, in merito a un'eventuale coordinamento con il Qatar. L'annuncio giunge mentre gli Stati Uniti e l'Iran tengono colloqui in Pakistan con l'obiettivo di porre fine alla guerra in Medio Oriente.
Un nuovo ciclo di colloqui tra delegazioni iraniane e statunitensi è iniziato a Islamabad, con funzionari pachistani in veste di mediatori. Lo scrive l'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, che cita un suo corrispondente, secondo il quale l'attuale ciclo di negoziati sembra essere «l'ultima opportunità» per raggiungere una visione comune, viste quelle che definisce «richieste eccessive da parte degli Stati Uniti».
Fonti pachistane riferiscono alla Cnn che il tono generale e l'esito dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad sarebbero sostanzialmente positivi, mentre persiste una situazione di stallo sul controllo dello Stretto di Hormuz.
In precedenza, una fonte vicina al team negoziale iraniano aveva dichiarato al network americano che gli Stati Uniti avevano avanzato «richieste inaccettabili» riguardo allo stretto, e i media statali iraniani avevano riportato disaccordi simili.
Nella regione del Golfo si è registrata oggi una significativa tregua nelle ostilità, senza che si siano verificati attacchi, mentre a Islamabad proseguivano i negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran. Lo riporta il Guardian.
La tregua segue l'accordo di cessate il fuoco raggiunto martedì, quando Washington e Teheran hanno concordato una pausa di due settimane nelle ostilità nel tentativo di porre fine alla guerra iniziata lo scorso 28 febbraio.
La tregua temporanea ha permesso ai governi del Golfo di valutare i danni causati dai recenti attacchi. In Qatar, le autorità hanno diffuso filmati che mostrano l'impatto degli attacchi delle ultime settimane, compresi i danni a strade, basi militari e impianti petroliferi.
L'Arabia Saudita, nel frattempo, ha pubblicato un'analisi dettagliata delle riduzioni nella produzione e nell'estrazione di petrolio, collegando i cali ai danni subiti dai principali siti energetici durante il conflitto.
Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che le Forze di Difesa israeliane (Idf) hanno distrutto un arsenale di 150.000 missili e razzi in sei ore. Lo riporta Haaretz. «In Libano si è verificato un cambiamento fondamentale», ha affermato Netanyahu. «Nasrallah si vantava che gli ebrei fossero la ragnatela. È stato eliminato, e con lui il suo vasto arsenale missilistico».
Netanyahu ha poi aggiunto che, nonostante i danni significativi che afferma di aver subito, l'organizzazione possiede ancora razzi e le Forze di Difesa israeliane continuano a operare contro di essa.
«La campagna di Israele contro Hezbollah continua», ha dichiarato. Durante il suo intervento, Netanyahu ha attaccato i media israeliani, sostenendo che «la propaganda iraniana viene ripresa dai nostri canali mediatici».
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la campagna congiunta israelo-americana contro l'Iran è riuscita ad «annientare» i programmi nucleari e missilistici balistici della Repubblica islamica.
«Siamo riusciti a schiacciare il programma nucleare e il programma missilistico», ha affermato Netanyahu in una dichiarazione televisiva, aggiungendo che la guerra contro Teheran ha anche indebolito la leadership iraniana e i suoi alleati regionali. «Volevano strangolarci, e (ora) noi stiamo strangolando loro. Ci hanno minacciato di annientamento, e ora stanno lottando per la sopravvivenza».
Sui social media Netanyahu ha poi affermato che Israele resta determinato a continuare a combattere l'Iran, nonostante i negoziati in corso tra Washington e Teheran. «Israele sotto la mia guida continuerà a combattere il regime terroristico iraniano e i suoi alleati, a differenza di Erdogan che li asseconda e ha massacrato i suoi stessi cittadini curdi», ha scritto Netanyahu sui social media. Israele non è presente ai colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad.
Il primo ministro israeliano ha inoltre dichiarato che qualsiasi accordo di pace raggiunto con il Libano deve essere un accordo che «durerà per generazioni». «Il Libano ci ha contattato. Nell'ultimo mese, ci ha contattato più volte per avviare colloqui di pace diretti», ha affermato Netanyahu nella dichiarazione televisiva. «Ho dato il mio consenso, ma a due condizioni: vogliamo lo smantellamento delle armi di Hezbollah e vogliamo un vero accordo di pace che duri per generazioni».
In una Islamabad blindata da migliaia di soldati dispiegati nelle strade, americani e iraniani si sono incontrati per quelli che il New York Times ha definito «storici colloqui di pace». Quello tra JD Vance e Mohammad Bagher Ghalibaf è infatti il faccia a faccia di più alto livello tra i due Paesi dalla Rivoluzione islamica iraniana del 1979, e dai primi contatti diretti dal 2015, quando sotto la presidenza Obama fu raggiunto un accordo sul programma nucleare iraniano, abbandonato poi da Donald Trump.
Negoziati ad oltranza ma «col dito sul grilletto», in un clima di sfiducia reciproca e di smentite incrociate, dallo sblocco americano dei beni iraniani al transito di navi da guerra USA nello stretto di Hormuz, che resta il nodo principale. I colloqui, ha confermato la Casa Bianca, si svolgono in formato trilaterale, con la presenza di funzionari del Pakistan che hanno facilitato il cessate il fuoco di due settimane.
La delegazione statunitense è guidata dal vicepresidente JD Vance, accompagnato dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero di Trump. Nutrita la squadra iraniana, rappresentata, tra gli altri, dal suo influente presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, nonché dal ministro degli esteri Abbas Araghchi. Dal canto suo il Pakistan è presente col capo di stato maggiore dell'esercito, il feldmaresciallo Syed Asim Munir.
I colloqui sono durati due ore prima che le delegazioni si fermassero per una pausa, per poi riprendere i lavori anche con una nutrita schiera di esperti: segno che ci sono anche varie tecnicalità da risolvere prima di affrontare i nodi centrali della trattativa, dai programmi nucleare e missilistico iraniano alla eventuale rimozione delle sanzioni contro Teheran. È dunque atteso un terzo round di discussioni.
I negoziati diretti sono seguiti a una mattinata di mediazione da parte del premier pakistano Shehbaz Sharif, mentre Teheran stabiliva le proprie linee rosse, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz e il pagamento di riparazioni di guerra. Ma anche lo sblocco dei beni iraniani e un cessate il fuoco da far rispettare in tutta la regione, compreso il Libano, due pre-condizioni poste per il faccia a faccia.
Un rapporto senza fonti delle agenzie di stampa iraniane ha affermato che l'accettazione dello sblocco dei beni iraniani in Qatar (e in altre banche estere) e la limitazione degli attacchi israeliani in Libano erano sufficienti per avviare colloqui diretti, anche se fonti USA hanno smentito la prima notizia e le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno continuato i loro raid contro Hezbollah, facendo 18 vittime nel sud del Paese dei cedri. Mentre in serata il premier Benjamin Netanyahu ha avvisato che Israele sotto la sua guida «continuerà a combattere il regime terroristico dell'Iran e i suoi proxy», rivendicando risultati «storici» per aver «annientato» i programmi nucleari e missilistici balistici di Teheran.
Versioni contrastanti anche sul transito di navi da guerra USA nello stretto di Hormuz per bonificarlo dalle mine piazzate disordinatamente dai pasdaran, come annunciato da Trump. La tv di stato iraniana ha negato, spiegando che una nave americana ha fatto dietrofront dopo che Teheran aveva minacciato di attaccarla entro 30 minuti se avesse varcato lo stretto. Ma in serata il Comando Centrale USA (Centcom) ha confermato che due due navi da guerra americane, la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy, hanno attraversato Hormuz per una operazione di sminamento. Forse solo un gioco delle parti per non ammettere reciproche concessioni fatte per tenere in vita negoziati fragilissimi.
«Negozieremo con il dito sul grilletto», aveva avvisato alla vigilia la portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajeran, segnalando una profonda sfiducia da parte di Teheran, che Trump continua a minacciare di attacchi ancora più pesanti in mancanza di una intesa. E dopo i primi round di colloqui, l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, riferisce che i colloqui sono stati oscurati da una «grave» disputa sullo Stretto di Hormuz, «dopo che le parti hanno raggiunto la fase di scambio delle bozze di testo per un possibile accordo quadro ma le consuete 'richieste eccessive' della delegazione USA hanno ostacolato i progressi».
Gli attacchi israeliani in Libano hanno causato la morte di 2.020 persone dall'inizio della guerra tra Hezbollah, gruppo filo-iraniano, e Israele, il 2 marzo scorso, secondo quanto riportato oggi dal ministero della Salute libanese.
Il nuovo bilancio comprende 248 donne, 165 bambini e 85 membri del personale medico e di soccorso, oltre a 6.436 feriti.
Sale a 18 il bilancio dei raid israeliani nel sud del Libano. Otto persone sono rimaste uccise nel pomeriggio in attacchi condotti in una città della regione di Sidone. I feriti sono almeno nove, cinque delle quali gravi, ha dichiarato il ministero della Salute.
Questa mattina si erano registrati 10 morti, tra cui tre operatori dei servizi di emergenza, negli attacchi israeliani condotti nella regione di Nabatieh. Ieri la presidenza libanese aveva annunciato un incontro martedì a Washington tra rappresentanti libanesi, israeliani e americani «per discutere l'istituzione di una tregua e la data di inizio dei negoziati».
«Fratelli e sorelle, vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!».
Nelle ore tese dei colloqui di pace (o di prosecuzione della guerra) a Islamabad, papa Leone mobilita i cattolici e un ideale popolo di pace senza frontiere di «religione, razza o pensiero», tenendo una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro cui si sono unite migliaia di iniziative parallele nelle chiese di tutto il mondo, da quelle maronite in Libano, terreno d'assedio nonostante la tregua, a quelle greco-cattoliche in Ucraina che vivono la vigilia di una (già fragile) tregua per la Pasqua ortodossa, a quelle degli Stati Uniti dove si cerca di contrastare una retorica bellicista diffusasi persino tra non poche confessioni religiose e nello stesso Ufficio del presidente alla Casa Bianca.
«Nel Regno di Dio», è stata quindi la supplica di Leone stasera, «non c'è spada, né drone, né vendetta, né ingiusto profitto». «Arginiamo - il suo appello - questo delirio di onnipotenza» sempre più aggressivo in cui «viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio». «Chi prega non uccide - ha sottolineato invece papa Prevost - e non minaccia la morte» mentre «alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l'idolo muto, cieco e sordo. Basta con l'idolatria di sé stessi e del denaro - ha quindi invocato - ! Basta con l'esibizione della forza! Basta con la guerra!».
Al popolo di pace radunato a San Pietro Leone ha chiesto di unire «le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che credono nella pace, che scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati dalla follia della guerra». Quindi l'appello diretto ai leader mondiali: «Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!».
Leone fa appello anche alla «non meno grande responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un'immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole». Una specie di maggioranza silenziosa che il Pontefice di origine americana vorrebbe far emergere con più forza. «Convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno - sprona - nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l'amicizia e la cultura dell'incontro». Leone si è congedato quindi dall'altare centrale di San Pietro scandendo una preghiera scritta di suo pugno: «La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita».
Due navi da guerra americane stanno transitando nello Stretto di Hormuz per un'operazione di sminamento. Lo riferisce il Comando centrale USA in un post sui social media.
Le forze del Comando Centrale USA hanno avviato le operazioni preliminari per la bonifica dalle mine nello Stretto di Hormuz. In una nota il Centcom annuncia che «la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy hanno attraversato lo stretto nell'ambito di una missione più ampia volta a garantire che sia completamente libero dalle mine navali precedentemente posizionate dai pasdaran».
«A breve condivideremo questo percorso con il settore marittimo, al fine di favorire il libero flusso dei commerci», ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale.
«L'alta delegazione iraniana presente in Pakistan» per negoziare con gli Stati Uniti, «difende con fermezza gli interessi dell'Iran». Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, aggiungendo che «in quest'ottica, si impegnerà nei negoziati con coraggio».
«In ogni caso, il nostro servizio al popolo non si fermerà un istante e, qualunque sia l'esito dei negoziati, il governo resta saldamente al fianco del popolo», ha aggiunto, sul suo account X.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato al telefono con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian. «L'ho invitato a cogliere l'opportunità rappresentata dalle discussioni avviate a Islamabad per aprire la strada a una de-escalation duratura e a un accordo esigente che porti garanzie solide per la sicurezza nella regione, con il coinvolgimento di tutti i Paesi interessati».
Macron ha poi «sottolineato la necessità che l'Iran ripristini al più presto la libertà e la sicurezza di navigazione nello stretto di Hormuz, alla quale la Francia è pronta a contribuire. Ho insistito sull'importanza di un rispetto totale del cessate il fuoco, inclusi in Libano. La Francia offre tutto il suo sostegno all'azione delle autorità libanesi, che sono le uniche legittime a esercitare la sovranità dello Stato e a decidere del destino del Libano».

