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Nuovi attacchi USA contro l'Iran
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19 ore fa
Il Centcom afferma che i raid sono iniziati alle 23.15, ora svizzera — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
2 ore fa
Nuovi attacchi USA contro l'Iran

Gli Stati Uniti hanno iniziato gli attacchi di autodifesa contro diversi target in Iran. Lo afferma il Centcom, sottolineando che i raid sono iniziati alle 17.15 di New York, ore 23.15 italiane.

«Le forze armate hanno iniziato a lanciare ulteriori attacchi di autodifesa contro molteplici obiettivi in Iran, su disposizione del commander-in-chief. Tali attacchi costituiscono una risposta alla continua e ingiustificata aggressione da parte dell'Iran», ha detto il Centcom.

Secondo quando riporta l'agenzia iraniana Fars, si sentono rumori di contraerea a est di Isfahan, mentre per il Teheran Times le difese sono state attivate anche ad Asaluyeh.

2 ore fa
Esplosioni sull'isola di Kish

 Esplosioni sono state udite sull'isola di Kish nel Golfo Persico. Lo riferiscono fonti iraniane, citate da Ynet.

3 ore fa
Trump pronto a nuovi raid

La tregua fra Iran e Stati Uniti è sempre più appesa a un filo. Dopo aver annunciato per l'ennesima volta l'imminenza di un accordo, Donald Trump ha deciso di alzare il tiro.

Nel Golfo Persico sono tornati a soffiare venti di guerra, con Teheran che ribatte colpo su colpo ai raid statunitensi. E con una petroliera colpita da un missile Usa al largo dell'Oman che ha surriscaldato il clima anche tra Washington e New Delhi: 21 marinai indiani sono stati tratti in salvo e almeno tre risultano dispersi, con il governo Modi che ha convocato il rappresentante diplomatico americano.

L'Iran «sta perdendo tempo, da loro solo chiacchiere, e ora dovrà pagarne il prezzo», ha minacciato il commander-in-chief dopo una notte di fuoco incrociato, dicendosi pronto ad ordinare nuovi attacchi contro le centrali elettriche e i ponti iraniani. Non più, dunque, solo raid »difensivi e proporzionati« come quelli di rappresaglia per l'abbattimento di un elicottero Apache.

«Li abbiamo colpiti duramente, e li colpiremo duramente anche oggi», ha minacciato il presidente Usa dallo Studio Ovale a margine della firma del Secure America Act, la legge che porterà nelle casse delle autorità per l'immigrazione 70 miliardi di dollari. Trump ha comunque ribadito la sua voglia di raggiungere un'intesa che, afferma, «è fatta e va solo firmata». Un accordo che metta fine al conflitto e gli consenta di svincolarsi da una «débâcle che lo sta trasformando - nota il Financial Times - in una sorta di Jimmy Carter nella crisi degli ostaggi del 1979».

La diplomazia dunque continua a lavorare per cercare di spezzare l'impasse che si è venuta a creare nelle trattative. L'amministrazione segue la strada della massima pressione per costringere Teheran a cedere e firmare un accordo. Per accelerare i colloqui i negoziatori del Qatar sono volati a Teheran nel tentativo di colmare le divergenze rimanenti e raggiungere l'intesa. Le tre ondate di attacchi americani in risposta all'elicottero abbattuto ad Hormuz, infatti, hanno spinto l'Iran a rispondere con raid verso alcune basi americane nella regione - in Barhein e in Giordania - lasciando temere il peggio e riaccendo la paura di una guerra prolungata e che si allarghi a macchia d'olio.

«Ci riserviamo il diritto all'autodifesa e alla legittima rappresaglia contro gli attacchi», ha avvertito il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dopo aver esortato i Paesi della regione a negare l'uso delle proprie infrastrutture a Stati Uniti e Israele. «Non hanno nulla, non hanno una marina. Sono uno Stato fallito. Pensano che siamo dei cretini: gli ho concesso tempo ma continuano a cincischiare», ha ribadito un commander-in-chief sempre più frustrato. Le rappresaglie reciproche rendono infatti la situazione estremamente volatile, aumentando il rischio che le due parti possano valicare le rispettive linee rosse. E a chiedere a gran voce una de-escalation sono la Russia e la Cina: «È necessario mantenere la calma e adottare misure concrete per allentare e raffreddare le tensioni», ammonisce Pechino.

Pur minacciando l'uso della forza, gli Stati Uniti continuano comunque a fare leva sulla pressione economica per strangolare la leadership dell'Iran. Il Tesoro americano ha imposto nuove sanzioni a nove individui ed entità accusati di aiutare i pasdaran a procurarsi armi. Le forze armate americane mantengono il blocco ai porti iraniani per chiudere i rubinetti delle entrate petrolifere del regime. «È efficace. È un muro d'acciaio», ha detto Trump, difendendo il blocco, una delle leve più potenti a sua disposizione per mettere Teheran all'angolo. Ma Teheran non sembra farsi intimorire e rilancia: «Ogni volta che il presidente Usa ha parlato ha ricevuto in risposta da noi un sonoro schiaffo», ha tuonato il portavoce dello Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane. Provocazioni che non è chiaro per quanto ancora Trump tollererà.

5 ore fa
Trump: fatto transitare 100 milioni di barili da Stretto di Hormuz

Donald Trump rivendica di aver fatto «transitare» lo scorso mese oltre 100 milioni di barili di petrolio, grazie a «una missione segreta» delle forze armate americane «per scortare petroliere e altre navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz». Lo scrive il tycoon su Truth.

«Il mese scorso, ho ordinato alle nostre grandi forze armate statunitensi di condurre una missione segreta per scortare petroliere e altre navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz», scrive il tycoon nel post.

«Oggi sono lieto di annunciare che questa iniziativa ha permesso a oltre 100 MILIONI di barili di petrolio di transitare attraverso lo Stretto e raggiungere il libero mercato», aggiunge, rilevando che «più di 200 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto in sicurezza».

Si tratta di uno «straordinario successo» che è dovuto al fatto che gli Usa «controllano lo Stretto di Hormuz, e non l'Iran. Le loro forze armate sono sconfitte e la loro economia è al collasso. Per l'Iran è finita!», conclude Trump.

7 ore fa
Gli Usa hanno colpito due riserve idriche in Iran

Secondo funzionari iraniani nei raid statunitensi sono state danneggiate anche infrastrutture civili, tra cui due serbatoi idrici. Lo riporta Al Jazeera.

Se confermato, aggiunge l'emittente, si tratterebbe del primo attacco a infrastrutture civili in Iran segnalato da diverse settimane, in un momento in cui il Paese sta affrontando una grave carenza idrica.

L'agenzia di stampa iraniana West Asia News Agency ha riferito - citando "fonti disponibili" - che due serbatoi idrici in cemento nel distretto di Bamani, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell'Iran, a 1012 km dalla capitale Teheran, sarebbero stati colpiti dagli attacchi statunitensi.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre accusato gli Stati Uniti di aver colpito un impianto di desalinizzazione sull'isola di Qeshm, al largo della costa iraniana nello Stretto di Hormuz.

7 ore fa
Colpita e fermata nave cisterna di Palau nel Golfo dell'Oman

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha colpito e fermato la nave cisterna Settebello, battente bandiera di Palau, mentre transitava nel Golfo dell'Oman. Lo annuncia il Centcom su X.

Un velivolo americano ha colpito la sala macchine della nave dopo che l'equipaggio aveva ripetutamente ignorato le disposizioni impartite dalle forze americane, si sottolinea nel post.

7 ore fa
Trump sull'Iran: «Attaccheremo molto duramente»

Dopo essersi lamentato della lentezza dell'Iran nei negoziati con gli Stati Uniti e dopo avere detto che Teheran dovrà «pagare il prezzo», il presidente americano Donald Trump ha risposto oggi a richieste di chiarimento della stampa dichiarando: «Li attaccheremo. Li attaccheremo molto duramente».

Parlando dallo Studio Ovale, un giornalista gli ha chiesto se intendesse riprendere i bombardamenti. Trump ha risposto che sulla base di quanto successo all'elicottero Apache abbattuto lunedì al largo dell'Oman «abbiamo il diritto di farlo». «Hanno abbattuto una macchina incredibile. Prima hanno detto di non averlo fatto, poi lo hanno ammesso», ha aggiunto.

L'Iran «ha pensato fossimo cretini», ha affermato ancora il tycoon. «Gli ho dato più tempo per un accordo ma loro continuano a cincischiare».

8 ore fa
Petroliera dal Golfo è diretta in Europa, è la prima da marzo

Una petroliera con a bordo due milioni di barili di petrolio greggio, la prima di questo tipo da marzo, è diretta in Europa dopo aver lasciato il Golfo alla fine di maggio, secondo i dati della società di tracciamento marittimo Kpler. La Advantage Victory, battente bandiera delle Isole Marshall, ha attraversato lo Stretto di Hormuz il 27 maggio senza indicare la sua destinazione.

La nave ha rivelato la sua destinazione solo lunedì, con il segnale AIS che indicava «NL RTM», il codice di Rotterdam nei Paesi Bassi, uno dei porti più grandi d'Europa. L'arrivo è previsto per il 7 luglio. La petroliera, che ha caricato petrolio iracheno a Bassora il 24 febbraio e il 1 marzo, si trova attualmente al largo delle coste del Madagascar, secondo il suo transponder. È stata la prima petroliera ad attraversare lo Stretto di Hormuz con petrolio diretto in Europa dal 1 marzo, quando la nave New Vision aveva lasciato il Golfo in mezzo alla confusione seguita all'inizio dell'attacco tra Stati Uniti e Israele all'Iran il 28 febbraio.

Secondo i dati di Kpler, circa 103 petroliere hanno lasciato il Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz dal 1 marzo, trasportando un totale di 185 milioni di barili di petrolio greggio. Nello specifico, 92 milioni di barili di petrolio iraniano hanno lasciato il Golfo dall'inizio della guerra, insieme a 42 milioni di barili di petrolio emiratino, 22 milioni di barili di petrolio iracheno, 20 milioni di barili di petrolio saudita, sette milioni di barili di petrolio kuwaitiano e tre milioni di barili di petrolio qatariano.

11 ore fa
Raid israeliani nel Sud del Libano, almeno 12 morti

I raid israeliani nel sud del Libano hanno ucciso oggi almeno 12 persone, secondo una fonte medica libanese, mentre i media statali hanno riportato attacchi israeliani in tutto il sud.

«Il numero di martiri dei raid aerei israeliani nella città di Tayr Dibba è otto, e a Deir Qanun al-Nahr è quattro», ha detto la fonte, parlando a condizione di anonimato. I media statali avevano riportato almeno quattro raid israeliani su Tayr Dibba e due su Deir Qanun al-Nahr.

Intanto l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha reso noto in una conferenza stampa a Ginevra che invierà una missione in Libano per raccogliere prove sulle violazioni dei diritti umani commesse dall'inizio della guerra tra Hezbollah e Israele.

«Ho concordato con il governo libanese di condurre una missione di valutazione imparziale e indipendente nel paese», ha dichiarato Türk ai giornalisti, aggiungendo che «presto invierò una squadra per raccogliere informazioni e prove sulle presunte violazioni e abusi del diritto internazionale dei diritti umani, nonché violazioni del diritto internazionale umanitario e delle leggi correlate commesse dalle parti coinvolte nel conflitto armato nel paese a partire dal 2 marzo».

11 ore fa
Trump pronto ad ordinare nuovi attacchi contro l'Iran

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato a FOX News di essere vicino all'ordinare nuovi attacchi contro l'Iran.

Trump ha detto di essere «vicino a ordinare nuovi attacchi contro centrali elettriche e ponti iraniani» e ha accusato l'Iran di «prendere di giro gli Stati Uniti» con le trattative che stanno registrando scarsi progressi. «Potrei continuare», ha spiegato riferendosi agli attacchi. «Avevano la possibilità di firmare un accordo e sopravvivere», ha aggiunto.

Il presidente quindi ha offerto nuovi dettagli sul drone iraniano che ha colpito l'elicottero: «si è incastrato fra i due piloti», era in fiamme ma non è esploso. Trump ha definito la sopravvivenza dei due piloti un «miracolo».

Sulla sua rete sociale Truth ha poi affermato che «l'Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto! Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo».

«L'esercito iraniano è un disastro totale. Gran parte di esso, come la Marina e l'Aeronautica, non esiste nemmeno più: è stato completamente sconfitto», ha nuovamente sostenuto l'inquilino della Casa Bianca.

Sempre su Truth, Trump ha poi attaccato i media sostenendo che il blocco americano in Iran è «efficace, è il blocco di maggior successo nella storia navale. Nulla passa se non lo vogliamo. È un muro di acciaio. I media però rifiutano di dirlo». Il presidente sottolinea che grazie al blocco «l'Iran non sta facendo alcun affare, non paga i militari né le bollette e si sta rapidamente trasformando in uno stato fallito! Sia lodato Allah».

12 ore fa
Hamas non accetta la consegna di armi a una parte palestinese

L'emittente al-Arabiya riferisce che nonostante gli sforzi diplomatici di Egitto, Qatar e Turchia per salvare l'accordo di pace a Gaza e procedere all'attuazione della sua seconda fase, «Hamas non ha accettato la formula presentata dai mediatori per consegnare le armi a una parte palestinese».

Una delegazione di leader di Hamas, guidata da Khalil al-Hayya, ha tenuto una serie di incontri intensivi al Cairo negli ultimi giorni, tra cui colloqui con il primo ministro del Qatar e i ministri dell'intelligence egiziano e turco.

12 ore fa
Netanyahu: «Non ci dia lezioni il dittatore antisemita Erdogan»

«Il dittatore antisemita Erdoğan, che sta compiendo un genocidio contro i curdi, sostiene l'organizzazione terroristica Hamas, reprime il proprio popolo e imprigiona gli oppositori politici, è l'ultima persona che può impartire lezioni morali allo Stato di Israele». Lo ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

«Lo Stato di Israele e l'IDF, l'esercito più morale del mondo, continueranno ad agire con determinazione contro l'Iran e i suoi alleati, che minacciano il Medio Oriente e il mondo intero».

In precedenza il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan aveva affermato che «Israele deve essere fermato, questo è il dovere dell'umanità e del fronte umanitario, la storia non deve ripetersi», aggiungendo che «se non si ferma il banditismo israeliano, le conseguenze ricadranno su tutta l'umanità, insieme all'intera regione».

Durante un discorso al gruppo parlamentare del suo partito AKP, il leader turco ha aggiunto che «nessuno dovrebbe intraprendere avventure. Nessuno dovrebbe seguire le tracce della rete di massacri sionisti», riferisce l'agenzia Anadolu.

13 ore fa
USAID segnala 101 dipendenti UNRWA: «Sono coinvolti nel 7 ottobre e con Hamas»

L'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) ha segnalato 101 attuali o ex dipendenti dell''Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) al Dipartimento di Stato per la sospensione o l'interdizione dai programmi finanziati dall'America, a causa del loro presunto coinvolgimento nel massacro del 7 ottobre 2023 in Israele e della loro affiliazione a Hamas. Lo riferisce il «Jerusalem Post».

Tra le persone segnalate figurano dirigenti scolastici, insegnanti, addetti alla sicurezza, assistenti, consulenti psicosociali e professionisti sanitari impiegati dall'UNRWA. Alcuni erano già stati precedentemente segnalati dall'USAID, ma nel frattempo sono emerse ulteriori informazioni.

Secondo USAID, due vice presidi di una scuola dell'UNRWA avrebbero ricoperto incarichi di alto livello nelle Brigate Izz ad-Din al-Qassam, il cosiddetto braccio militare di Hamas. L'agenzia afferma inoltre che un dipendente avrebbe prestato servizio come vice comandante di compagnia nel battaglione di Hamas, mentre un altro sarebbe stato capo della brigata Khan Yunis.

Un altro vice preside avrebbe svolto il ruolo di comandante di plotone nel battaglione Nuseirat di Hamas e avrebbe avuto responsabilità nelle comunicazioni durante gli attacchi del 7 ottobre. Inoltre, un insegnante avrebbe consegnato due missili anticarro in un luogo prestabilito affinché fossero utilizzati durante l'attacco di Hamas.

«Prendiamo queste accuse molto, molto seriamente, e qualsiasi accusa di violazione del principio di neutralità rivolta al personale sarà trattata con la massima serietà, comprese le presunte appartenenze a gruppi palestinesi soggetti a sanzioni», ha detto un portavoce dell'UNRWA al «Jerusalem Post».

15 ore fa
IDF: «Ucciso il capo della rete di trasferimento dei fondi di Hamas»

Le Forze di difesa Israeliane (IDF) e lo Shin Bet (il servizio di sicurezza interno) hanno annunciato di aver ucciso, nel corso di un attacco aereo nella Striscia di Gaza settentrionale avvenuto domenica, un importante finanziatore di Hamas e il suo vice. Lo riporta il «Times of Israel».

Si tratterebbe di Khader Jamasi, capo di una «rete di trasferimento fondi», e del suo vice, Muhammad Harazin, che secondo l'esercito israeliano fungevano da «operatori chiave per il trasferimento di denaro per l'organizzazione terroristica Hamas nella Striscia di Gaza».

Secondo l'IDF, durante la guerra i due «hanno gestito trasferimenti finanziari per decine di milioni di dollari verso l'ala militare di Hamas nella Striscia, utilizzando una rete di decine di cambiavalute nella Striscia di Gaza».

«Attraverso questi fondi, l'organizzazione terroristica Hamas ha continuato a pagare gli stipendi ai suoi uomini per sostenere la continua pianificazione e l'esecuzione di attacchi terroristici contro le truppe dell'IDF e i cittadini israeliani», ha affermato l'esercito.

18 ore fa
Iran: «Gli stati regionali hanno "responsabilità legale e morale" per i raid di Usa e Israele»

È responsabilità morale e legale di tutti i paesi della regione, in particolare degli stati costieri meridionali del Golfo Persico, interrompere l'utilizzo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture da parte di Stati Uniti e Israele per ideare, organizzare, attuare e fornire supporto logistico alle loro azioni criminali contro l'Iran, ha dichiarato oggi il Ministero degli Esteri di Teheran in un comunicato.

19 ore fa
Iran: «Lanceremo raid più duri contro obiettivi regionali se gli attacchi Usa continuano»

«L'esercito criminale degli Stati Uniti deve sapere che, se la sua aggressione continuerà, l'Iran risponderà con attacchi più gravi e diffusi contro obiettivi designati nella regione», ha dichiarato il Comando centrale di Khatam al-Anbiya in un comunicato stampa diffuso stamattina. «L'esercito iraniano e le Guardie rivoluzionarie hanno attaccato basi statunitensi nella regione, in risposta agli attacchi dell'esercito terroristico statunitense contro l'Iran meridionale, avvenuti con il falso pretesto di rappresaglia per l'abbattimento di un elicottero americano», ha aggiunto il comunicato.

Nel frattempo, le Guardie rivoluzionarie hanno dichiarato in un comunicato stampa che l'Iran ha lanciato attacchi con droni contro quattro obiettivi nella base aerea statunitense e nel suo comando centrale dell'esercito ad Al-Azraq, in Giordania, nonché contro la Quinta flotta statunitense in Bahrein e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait alle 2:30 ora locale, in risposta agli attacchi statunitensi contro Jask, Qeshm, un radar di comunicazione e due serbatoi idrici a Sirik, avvenuti stamattina.

Un drone MQ9 è stato inoltre abbattuto nei cieli della città di Jam, nella provincia di Bushehr. In un altro comunicato, le Guardie rivoluzionarie hanno affermato di aver attaccato 21 obiettivi in basi aeree e navali statunitensi nella regione. Attacchi statunitensi sono stati segnalati anche dai media locali a Bandar Abbas, Ahvaz, Kuhistak, Minab e Kouh-Mobarakeh, nel sud dell'Iran.

19 ore fa
Il punto alle 6:30

Donald Trump ha ordinato una serie di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani dopo l’abbattimento di un elicottero Apache statunitense da parte delle forze di Teheran. In un’intervista ad ABC News, il presidente americano ha affermato di volere una risposta «molto forte, molto potente».

«I nuovi attacchi sono una risposta a ciò che hanno fatto al nostro elicottero la scorsa notte», ha dichiarato Trump. «Credo che la risposta debba essere molto forte, molto potente». Secondo l’amministrazione americana, l’operazione aveva un carattere limitato e non dovrebbe compromettere gli sforzi diplomatici in corso. Un funzionario statunitense ha infatti dichiarato alla CNN che i raid «intendono fungere da avvertimento e non ostacoleranno i negoziati per porre fine alla guerra».

Tre ondate di raid americani

Nelle ore successive Washington ha lanciato diverse ondate di attacchi contro installazioni militari iraniane lungo la costa meridionale del Paese. Secondo quanto riferito da Axios, una seconda e una terza ondata di bombardamenti hanno preso di mira sistemi radar e difese aeree.

Il Comando centrale americano (Centcom) ha poi annunciato la conclusione dell’operazione, precisando che i raid hanno colpito «sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza iraniani» nei pressi dello Stretto di Hormuz. Per l’operazione sono stati impiegati caccia dell’aeronautica e della marina statunitense con munizioni di precisione.

Gli obiettivi colpiti

Secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, gli attacchi americani hanno interessato basi navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque diverse località. Tra gli obiettivi figurerebbero le basi navali di Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea nell’area di Bandar Abbas e batterie missilistiche sull’isola di Qeshm, punti strategici situati lungo le rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz.

Esplosioni lungo la costa iraniana

Durante la notte i media iraniani hanno segnalato numerose esplosioni nella provincia di Hormozgan, sull’isola di Qeshm e in altre località della costa meridionale. Alcuni organi di stampa locali hanno ipotizzato il coinvolgimento di aerei da guerra statunitensi. Successivamente l’emittente statale Irib ha riferito che gli attacchi erano terminati e che «la situazione ora è considerata calma».

La minaccia di Teheran

La reazione iraniana è arrivata poche ore dopo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha promesso una risposta. «Nonostante le sconfitte sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno scelto di mettere alla prova la nostra determinazione», ha scritto su X. «Le nostre potenti forze armate non lasceranno impunito alcun attacco o minaccia».

Droni contro la base Usa in Bahrein

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno successivamente annunciato di aver lanciato un attacco con droni contro una base americana in Bahrein. Secondo Teheran, il bersaglio era la Quinta Flotta degli Stati Uniti. Poco dopo il Ministero dell’Interno del Bahrein ha confermato l’attivazione delle sirene antiaeree, invitando cittadini e residenti a «mantenere la calma e a cercare riparo nel luogo più vicino».

L’attacco rivendicato in Giordania

L’Iran sostiene inoltre di aver colpito una base militare americana ad Azraq, in Giordania. In una dichiarazione diffusa dai media statali, le Guardie rivoluzionarie hanno affermato che l’esercito iraniano ha «preso di mira e distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense». Le affermazioni iraniane non risultano al momento confermate da fonti indipendenti.

Allerta anche in Kuwait

Le tensioni si sono estese anche al Kuwait. Lo Stato maggiore dell’esercito kuwaitiano ha annunciato che i sistemi di difesa aerea del Paese stanno «prendendo di mira obiettivi aerei ostili», senza fornire ulteriori dettagli sulla loro provenienza.

Escalation militare nello Stretto

L’escalation militare si concentra attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta. Attraverso questo corridoio transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas, motivo per cui ogni aumento delle tensioni nella regione viene osservato con particolare attenzione dai mercati internazionali e dalle principali potenze mondiali.