
Nuova incriminazione per Carlos Ghosn in Giappone: la quarta a cinque mesi dall'arresto, che potrebbe segnare il primo punto di arrivo dell'inchiesta del pubblico ministero, e l'avvio di un altro tormentato capitolo per la difesa.
I pubblici ministeri sostengono che l'ex presidente di Nissan-Renault-Mitsubishi Motors abbia causato una perdita di 5 milioni di dollari alla casa auto nipponica in conseguenza a un trasferimento fittizio di denaro ad una succursale in Oman.
"Saremo in grado di respingere ogni imputazione nel modo più palese", ha detto l'avvocato di Ghosn, Junichiro Hironaka, che ha fatto ricorso, e presentato la richiesta di libertà su cauzione, precisando che il suo assistito si è avvalso la facoltà di non rispondere. Dal canto suo, il vice capo del pool degli investigatori assicura che i pubblici ministeri hanno quanto necessita per ottenere un verdetto di colpevolezza dell'imputato.
La stessa Nissan ha presentato una denuncia penale nei confronti dell'ex tycoon sulla gestione dei fondi discrezionali e i presunti investimenti illeciti ai danni dell'azienda.
Le precedenti incriminazioni riguardavano l'aver sottostimato i propri guadagni in due diverse istanze per un periodo di oltre 8 anni, e un altro caso di abuso di fiducia aggravata per la copertura di perdite personali tramite trasferimenti a società prestanome in Arabia Saudita. Il tribunale che dovrà pronunciarsi sulla proroga del fermo dopo la recente denuncia, potrebbe accogliere la richiesta di libertà su cauzione, e in quel caso i pubblici ministeri si appellerebbero alla decisione del giudice.
Una vicenda legale dai risvolti incerti che a tratti lascia perplessa l'opinione pubblica sulla conduzione delle indagini, e rischia di creare frizioni tra i vertici delle due case auto. Secondo le ultime rivelazioni dei media nipponici il prospetto di integrazione avanzato a metà aprile dalla casa transalpina sarebbe stato già respinto a metà aprile dal presidente e Ceo di Nissan, Hiroto Saikawa. Sul tavolo ci sono le questioni che riguardano i rapporti di forza tra le due aziende, considerati sbilanciati dalla casa nipponica, dal momento che Nissan genera gran parte delle redditività del gruppo ma possiede appena il 15% della Renault e senza diritti di voto, a differenza del marchio francese che controlla il 43% di Nissan.
In un video pubblicato prima del suo ultimo arresto, a inizio aprile, Ghosn si è detto estraneo alle accuse ribadendo di essere vittima di una complotto da parte dei vertici della azienda nipponica, minacciata dal progetto di fusione delle due entità.
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