
Gli Stati Uniti stanno preparando una nuova serie di sanzioni "paralizzanti" nei confronti dell'Iran in attesa di vedere cosa succederà giovedì all'incontro di Ginevra. Nell'atteso incontro del primo ottobre tra i rappresentanti di Teheran e quelli dei paesi del 5+1, spetterà adesso all'Iran cercare di dimostrare, se ci riuscirà, che il suo programma nucleare non ha fini militari, ha detto oggi la Casa Bianca. Il portavoce presidenziale Robert Gibbs ha sottolineato che a Ginevra, qualsiasi intenzione abbia Teheran, si parlerà soprattutto delle violazioni iraniane e, in particolare, del sito clandestino di Qom. Nello stesso tempo gli Stati Uniti stanno preparando una serie di sanzioni molto dure nei confronti dell'Iran - definite "paralizzanti" dal segretario di stato Hillary Clinton e "destinate a lasciare il segno" dal presidente Barack Obama - che mirano a bloccare i trasporti per nave dei prodotti iraniani (agendo sulle compagnie di assicurazione marittima) e a colpire anche il sistema energetico. Ma numerosi settori dell'economia iraniana sono nel mirino delle sanzioni in preparazione con particolare attenzione per quei settori che possono dare sostegno all'impegno militare iraniano. Le azioni sulle assicurazioni navali potrebbero risultare particolarmente efficaci perché, come ha osservato un esperto, "è difficile trasportare qualcosa per navi senza assicurazione". Un altro bersaglio potenziale è quello delle importazioni iraniane di carburante (per la carenza di raffinerie nel paese): ma la misura potrebbe avere impatto soprattutto sulla popolazione col rischio di vedere indirizzato il risentimento della gente contro i paesi esteri anziché contro il loro regime. Un vantaggio per l'amministrazione Obama è che l'esponente del Tesoro incaricato durante l'era Bush di mettere a punto le sanzioni contro l'Iran, il sottosegretario Stuart Levey, è rimasto al suo posto anche dopo il cambio di presidenza ed è adesso tra i protagonisti della preparazione Usa delle nuove misure volte ad aumentare la pressione su Teheran. Levey è già riuscito a convincere oltre 80 banche nel mondo - osserva oggi il quotidiano Washington Post - a tagliare i loro legami con l'Iran sottolineando che gli eventuali benefici erano ben inferiori ai rischi connessi a tale attività. Diversi esperti hanno comunque osservato che una applicazione severa delle sanzioni già concordate a suo tempo contro l'Iran potrebbe far sentire i suoi effetti. "Il novanta per cento degli sforzi dovrebbe essere centrato sulla applicazione delle misure già approvate - ha affermato lo studioso Patrick Clawson - Il dieci per cento a nuove sanzioni. I meccanismi per colpire sono già stati attivati". L'approvazione di nuove sanzioni comporta il sostegno della Russia e della Cina. Dopo espressioni iniziali di "inquietudine" per la rivelazione del sito clandestino di Qom, Mosca sembra adesso avere un po' corretto il tiro ammonendo gli USA e gli altri paesi a non dare una "risposta basata sulle emozioni". Nel frattempo l'intelligence americana dibatte se Teheran abbia ripreso a tentare di produrre testate atomiche. La CIA si era convinta che l'Iran avesse sospeso questa attività nel 2003 ma i servizi segreti di altri paesi sostengono che Teheran è tornata adesso a progettare attivamente ordigni atomici. ATS
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