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Estero
Nucleare Iran: successo con Iran è boccata d'ossigeno per Obama
Redazione
13 anni fa

Per il presidente Barack Obama, Premio Nobel per la Pace, l'accordo di Ginevra sul programma nucleare iraniano rappresenta un successo visibile, una nuova boccata d'ossigeno che arriva dalla politica estera, dopo settimane di "frustrazioni" sul fronte della politica interna. Ma proprio dal fronte interno, arrivano ancora le critiche e gli attacchi dei senatori repubblicani, determinati ad imporre nuove sanzioni all'Iran. "Rimango preoccupato che questo accordo non fermi adeguatamente le capacità iraniane di arricchimento d'uranio", ha prontamente affermato il leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Eric Cantor. L'influente senatore Marco Rubio ha a sua volta sottolineato che "questo accordo non 'congela' il programma nucleare iraniano e non chiede al regime di sospendere l'arricchimento di uranio come richiesto da diverse risoluzioni dell'Onu". Nella sua dichiarazione subito dopo la firma dell'intesa, Obama ha cercato di spezzare una lancia affermando che questo "importante risultato" e stato raggiunto anche grazie al sostegno del Congresso alla sua politica di sanzioni. Ma allo stesso tempo ha messo in chiaro che "ora non è il momento di andare avanti con nuove sanzioni". Il messaggio però non sembra essere stato recepito, poiché già pochi minuti dopo che aveva finito di parlare, diversi esponenti repubblicani hanno iniziato ad attaccare la firma dell'accordo, a volte senza neanche conoscerne i termini. Il senatore Lindsey Graham, come nota Politico.com, sulla CNN ha parlato di problemi a suo parere prevedibili, e allo stesso tempo ha chiesto all'anchor Wolf Blitz quali sono i termini dell'intesa. Ma "il Congresso - ha poi detto - voterà nuove sanzioni, che saranno però ritardate di sei mesi". E anche il presidente della Commissione Esteri della Camera, Ed Royce, ha a sua volta espresso "serie preoccupazioni che questo accordo non raggiunga gli standard necessari per proteggere gli Stati Uniti e i suoi alleati". Appena quattro giorni fa, un sondaggio pubblicato dalla CBS ha mostrato che solo il 37% degli americani approva l'operato del presidente Obama, in gran parte a causa del caos attorno all'avvio della sua riforma sanitaria, l'Obamacare. Evidentemente poco hanno influito sull'opinione degli americani l'accordo sullo smantellamento delle armi chimiche del regime di Damasco - che ha evitato in extremis un attacco militare americano in Siria - e il riavvio quattro mesi fa dei negoziati di pace tra Israele e Palestinesi, orchestrati dal suo segretario di Stato John Kerry. Resta da vedere se ora l'intesa di Ginevra contribuirà a far cambiare opinione agli americani. I repubblicani non sembrano però disposti a concedere sconti o ad allentare la tensione come ha dimostrato il caustico commento via Twitter del senatore John Cornyn, secondo cui "è incredibile cosa la Casa Bianca può fare per distogliere l'attenzione dall'Obamacare". "Continuerò a lavorare con i miei colleghi per una legge che imponga nuove sanzioni economiche all'Iran, se non rispetterà l'accordo o se lo smantellamento delle infrastrutture nucleari iraniane non sarà stato avviato alla fine dei sei mesi" previsti dall'intesa, ha affermato il senatore Mark Kirk, in un comunicato. Anche il senatore Lindsey Graham, parlando con la CNN, ha affermato che "il Congresso voterà nuove sanzioni, che saranno però ritardate di sei mesi". "Noi riteniamo che si dovrebbe aumentare la pressione sull'Iran, invece di alleggerirla", ha dichiarato il presidente della Commissione esteri della Camera, Ed Royce.

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