
Il secondo summit sulla sicurezza nucleare ha preso il via a Seul, con la cena di lavoro ospitata dal presidente Lee Myung-bak, subito dopo la cerimonia di benvenuto riservata agli oltre 50 capi di stato, di governo e ministri del mondo intero (tra cui il consigliere federale Didier Burkhalter) e ai vertici di quattro organizzazioni internazionali. Nell'agenda dei lavori, oltre all'aggiornamento delle azioni decise a Washington nel 2010 per prevenire terrorismo nucleare e garantire la sicurezza del 'materiale atomico', l'accelerazione sul fronte dei nuovi impegni per ridurre la minaccia del terrorismo nucleare e i traffici illeciti. In aggiunta, c'è l' elenco di argomenti che, pur se non ufficialmente presenti, si sono affacciati con decisione negli incontri bilaterali finora tenuti: Corea del Nord, Iran e Siria. Pyongyang non partecipa al vertice, ma le ambizioni nucleari ne fanno un protagonista, così Teheran cui il presidente Usa Barack Obama (che ha già visto Hu Jintao e Dmitri Medvedev) ha ricordato che "il tempo per la diplomazia sta per scadere". Quanto a Damasco, nel pieno delle turbolenze e delle violenze interne, è l'occasione per tentare di tracciare una risposta internazionale più definita. ATS
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