
La Corea del Nord lancia un'altra sfida alla comunità internazionale con un test nucleare sotterraneo, il secondo della sua storia e potente fino a 20 kilotoni (la bomba sganciata su Hiroshima nel 1945 era di 15) e il lancio di tre missili a corto raggio. Il presidente americano Barack Obama ha risposto subito con una condanna netta, mettendo in chiaro che "la Corea del Nord sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunità internazionale", che deve rispondere unita alla provocazione. Sulla base di queste premesse, gli Usa e i loro più stretti alleati (Gran Bretagna, Francia e l'asse creatosi sull'emergenza Corea del Sud-Giappone) si apprestano a chiedere un'altra raffica di sanzioni contro il Paese asiatico dove, malgrado la popolazione sia allo stremo e ridotta alla fame, il regime di Kim Jong-il ha dimostrato di essere ben in sella. La posizione di fermo disappunto del tradizionale alleato di Pyongyang, la Cina, che si unisce al giudizio altrettanto duro della Russia, spalanca le porte alla nuova stretta del Consiglio di Sicurezza Onu, convocato d'urgenza nel pomeriggio a New York. La strategia del 'caro leader' va avanti per cercare di strappare il massimo possibile nei negoziati che lui vorrebbe tenere direttamente con gli Usa: il test nucleare, il secondo dopo quello del 9 ottobre del 2006, ne è la prova ed è l'ultimo atto per portare ai massimi livelli la tensione in Estremo Oriente, dopo l'arresto delle due giornaliste Usa, il lancio del missile-satellite del 5 aprile e il congelamento delle attività economiche con il Sud nell'area industriale di sviluppo congiunto di Kaesong. Eppure la giornata si era aperta in modo totalmente diverso, con il cordoglio espresso da Kim Jong-il, attraverso l'agenzia ufficiale, Kcna, alla famiglia dell'ex presidente sudcoreano, Roh Moo-hyun, morto suicida sabato mattina, e promotore di una politica di dialogo tra i due Paesi. Poco prima delle ore 10 locali, l'agenzia metereologica sudcoreana ha invece registrato una scossa 'artificiale' di magnitudo 4,2, più potente dei 3,6 gradi segnati nel 2006, localizzata a 80 chilometri a nordovest di Kilju, nella parte settentrionale della Corea del Nord, non distante dal sito dell'esperimento di tre anni fa. Al test atomico, confermato dal regime che lo ha definito un 'successo', ha fatto seguito a mezzogiorno il lancio di un missile a corto raggio, cui se ne sono aggiunti poi altri due a cinque ore di distanza, nel pieno delle proteste levatesi a livello mondiale. Rispetto al lancio del missile-satellite del 5 aprile, al fronte compatto di condanna di Usa, Corea del Sud e Giappone (che ha subito chiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza) e dei tradizionali alleati Francia e Gran Bretagna, si è aggiunta la Russia che ha espresso "preoccupazione" per l'esperimento nucleare sotterraneo, invocando il ritorno ai negoziati a Sei. Dopo aver effettuato il suo primo test nucleare nel 2006, la Corea del Nord aveva raggiunto un accordo per l'abbandono dei piani atomici in cambio di aiuti economici con gli altri cinque partecipanti alle trattative, Corea del Sud, Cina, Usa, Giappone e Russia. I negoziati sono andati avanti stancamente fino al loro abbandono da parte di Pyongyang poco più di un mese fa, come protesta verso la condanna da parte dell'Onu del lancio del missile-satellite del 5 aprile, e all'annuncio del proposito di ripresa dei programmi nucleari. Ignorando tutti i moniti dell'Occidente e dei paesi amici come Cina e Russia, Pyongyang è andata avanti per la sua strada. Ora il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di cui la Cina è uno dei cinque Paesi permanenti, discuterà la situazione. Pechino, pur seguendo una politica di cordiale amicizia verso la Corea del Nord, si trova a dover soppesare alcuni importanti fattori. Alle considerazioni strategiche collegate alla tradizionale rivalità con gli Usa nel Pacifico se ne aggiungono altre non meno importanti: il potenziale di 20 kilotoni messo in campo oggi potrebbe avere un effetto contropr
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