
Con la sua rielezione, ormai certa sulla base delle proiezioni a spoglio quasi ultimato, il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ha stabilito un primato: era dal 1993 che in Norvegia il governo in carica veniva regolarmente battuto nelle elezioni legislative. Alle 21 di ieri si sono chiusi i seggi delle legislative. E, secondo le proiezioni ufficiali dopo la scrutinio del 98,5% dei voti, giunte poco dopo la mezzanotte, la coalizione di centrosinistra guidata da Stoltenberg è riuscita a conquistare la maggioranza dei 169 seggi dello Storting, il parlamento di Oslo: avrebbe ottenuto 86 seggi contro gli 83 attribuiti ai partiti di destra. Nelle scorse elezioni del 2005 la coalizione cosiddetta 'rosso-verde' si era aggiudicata 87 seggi, il centro-destra ne aveva conquistati 82. "Conviene mantenere ancora un po' di prudenza ma, visto come le cose si presentano, sembra che noi possiamo continuare" a governare, ha dichiarato Stoltenberg in un incontro di dirigenti politici in parlamento, rivendicando di fatto la vittoria. Il complesso sistema proporzionale norvegese fa sì che alcuni seggi possono ancora oscillare. I risultati definitivi si conosceranno nella giornata di oggi. La vittoria della coalizione composta da Labour, partito Socialista e partito di Centro, se confermata, ribalterebbe le previsioni delle settimane scorse, quando veniva data per vincente la coalizione di destra che puntava su un programma di riduzione delle tasse e liberalizzazioni nel paese che può vantare il più ricco sistema di welfare del mondo. A far pendere gli elettori per la stabilità sarebbero stati i dubbi nei confronti di una coalizione di centrodestra troppo frammentata tra il partito Conservatore guidato da Erna Solberg, la formazione populista Progress di Siv Jensen (che ha comunque confermato il ruolo di secondo maggior partito) e due altre formazioni di centro. Il loro programma puntava - tra l'altro - su un maggiore sfruttamento dei giacimenti del Mare del Nord, aprendo alle trivellazioni paradisi ecologici delle isole Lofoten, e non escludeva una nuova apertura all'ingresso nelle Ue, ipotesi già bocciata due volte per referendum (1972 e 1994). In gioco, al di là della leadership politica nel quinto maggior esportatore di petrolio al mondo, anche i destini del secondo maggior fondo sovrano del pianeta. Costituito nel 1996 in previsione dell'esaurimento delle riserve petrolifere nel Mare del Nord ed attualmente stimato in 420 miliardi di dollari (circa 290 miliardi di euro, pari ad un credito di quasi 65.000 euro a testa a favore di ogni cittadino), il fondo venne creato proprio allo scopo di garantire continuità alla straordinaria capacità assistenziale dello stato norvegese, che accompagna i suoi abitanti in pressoché tutte le loro esigenze dalla nascita alla morte. Per legge il governo ne può utilizzare solo il 4% per sanare disavanzi di bilancio. Grazie alla ricchezza del suo fondo sovrano, alla quale ha fatto ampio ricorso (ben al di là del limite del 4%) il governo Stoltenberg, la Norvegia ha superato la crisi economico-finanziaria mondiale limitandosi, di fatto, a leggerne sui titoli dei giornali. Il suo fondo sovrano ne ha addirittura approfittato per avviare una massiccia campagna mondiale di acquisizioni. E proprio sulla capacità di gestire la crisi ha puntato la sua campagna il governo Stoltenberg: "Abbiamo dimostrato di saper gestire una situazione molto difficile". Ripagato. ATS
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