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"Non sai mai se il cielo sarà azzurro o rosso"
"Non sai mai se il cielo sarà azzurro o rosso"
"Non sai mai se il cielo sarà azzurro o rosso"
Redazione
7 anni fa
Il racconto di una coppia ticinese che vive in Australia, tra gente che esce con le mascherine e congedi al lavoro per aiutare gli animali

Carlo e Annaïse sono una coppia di trentenni ticinesi che, da qualche mese, si sono trasferiti a Sydney. Li abbiamo raggiunti per capire come vivono questi giorni in cui l’Australia è sulle prime pagine di tutto il mondo per i devastanti incendi che stanno massacrando il Paese. Roghi che condizionano lo stile di vita di tutti già dalle prime ore del mattino: "Quando mi alzo non so se troverò il cielo azzurro o rosso", ci racconta Carlo.

Un risveglio traumatico

“Il risveglio questa mattina a Sydney è stato abbastanza traumatico. Nella notte il vento ha cambiato direzione riportando i fumi degli incendi boschivi sulla città. La visibilità è ridotta, i simboli più noti come l’Opera House e l’Harbour Bridge si intravvedono solamente e l’aria è colma di cenere. Si fa fatica a respirare e mi ritengo ancora privilegiato, potendo lavorare in ufficio e quindi con aria filtrata dai sistemi di condizionamento. È una situazione dalla quale siamo stati risparmiati durante le festività ma che oggi ci ha riportati alla realtà”.

“All’inizio la politica ha sottovalutato il problema”

“La situazione, per chi come noi non arriva da qui, è molto difficile da capire. I pompieri operano su base volontaria, negli scorsi anni hanno subito tagli al budget e sono ormai allo stremo delle forze. L’emergenza è iniziata ad ottobre, eppure il primo ministro e la politica hanno inizialmente minimizzato e sottovalutato il pericolo. Bisogna sottolineare che il paese è uno dei maggiori produttori di carbone al mondo, con un’economia basata sulle materie prime, a fondo classifica sia a livello di emissioni che per quanto riguarda la consapevolezza del cambiamento climatico. È quindi tristemente chiaro ora che un certo interesse economico abbia prevalso su quello ambientale”.

“Il governo non ne uscirà indenne”

“Ora, all’apice dell’emergenza le autorità hanno finalmente stanziato alcune risorse aggiuntive e permesso l’intervento dell’esercito a supporto dei pompieri. Tuttavia il governo attuale non ne uscirà indenne, varie manifestazioni a favore del clima, soprattutto da parte dei più giovani e dei cittadini messi a confronto con il denso fumo, chiedono dimissioni e introduzione di politiche sostenibili. La preoccupazione in generale è quindi elevata anche perché la battaglia contro questo immenso fronte di fuoco sembra persa. L’unica possibilità è minimizzare i danni e allertare le comunità a rischio”.

“La gente con le mascherine”

“Nelle città di Sydney e Melbourne, dove vive la maggior parte della popolazione dei due stati colpiti dagli incendi, il rischio maggiore è quello dovuto alle polveri fini create dagli incendi. È surreale vedere i passanti usare maschere di protezione per respirare, a maggior ragione se si pensa che Sydney è costantemente al vertice delle classifiche sulla qualità della vita. La gente qui ama vivere all’aperto, fare sport, grigliate e andare al mare. Ora però è diventata una routine verificare sulle App la qualità dell’aria e pianificare la giornata di conseguenza. Io cerco di stare il meno tempo possibile all’aperto ma con il passare dei giorni ci si sente in gabbia”.

“La solidarietà per gli animali”

“Le notizie a cui sono confrontati sono ogni giorno peggiori. Se i danni alla proprietà e alle persone vengono riportati sui media in modo tempestivo, il bilancio relativo alla fauna e al delicato equilibrio della natura sarà veramente chiaro solo tra qualche mese. Per ora ciò che sembra chiaro è la morte di circa il 95% dei koala, i quali purtroppo vivono di foglie di eucalipto, pianta molto vulnerabile alle fiamme. In tutto ciò è fantastico lo spirito di solidarietà presente nella popolazione, con mobilitazioni sia a livello privato sia da parte di grandi aziende, con comitive di raccolta di generi di prima necessità, persone che si sono ritrovate ad ospitare animali feriti in casa e datori di lavoro che concedono giorni liberi pagati per permettere alle persone di svolgere questo tipo di interventi”.

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