
Dovrebbe essere definitivo il bilancio della tragedia che ieri a Genova ha causato la morte di sette persone e il ferimento di quattro. Dovrebbe, si diceva, in quanto ci sono ancora due dispersi.Ieri il mercantile Jolly Nero durante una manovra ha sfondato la torre piloti del porto del capoluogo ligure. Le cause non sono ancora state accertate ma si fa sempre più plausibile l'ipotesi del guasto tecnico.Erano le 23 di martedì sera. La nave entra in porto. Sta eseguendo una manovra che la fa indietreggiare. Ad un certo punto da uno dei rimorchiatori il capitano grida via radio "Non c'è più acqua, che fate?".Il pilota della Jolly risponde che "non ha macchina". Nel gergo navale significa che la marcia avanti non entra. La nave continua a ruotare. È a cento metri dalla torre. Il rimorchiatore di poppa, ossia dietro il cargo, lancia l'allarme.Sono due i rimorchiatori che hanno il compito di far ruotare la nave. Lo Spagna e il Genoa. Entrambi non sono in grado di fermarla. Sono 45 mila tonnellate da dover governare. Fermare una mole così pesante in pochi metri è impresa impossibile anche per due rimorchiatori che possono trainare più del suo peso. Niente da fare. L'impatto è inevitabile. La tragedia è consumata. Ora si aprono le indagini per definire le responsabilità. Ma questa è un'altra storia.
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