
La moglie del dissidente cinese Liu Xiaobo, vincitore del premio Nobel per la pace 2010, ha "denunciato con forza" oggi di essere tenuta "illegalmente agli arresti" dalle autorità. La denuncia è stata lanciata dalla stessa donna, Liu Xia, con un messaggio sul sito web Twitter. Nel suo messaggio, di poche parole come tutti i "tweet" che vengono diffusi attraverso il sito, Liu Xia lamenta di non aver potuto comunicare, ieri, con la sua famiglia e che sua madre, che ha 77 anni, è dovuta andarla a trovare nella sua residenza di Pechino, dove è guardata a vista dalla polizia politica cinese. Non è chiaro se all'anziana donna è stato permesso di incontrare la figlia. Gli agenti che la tengono in custodia da venerdì scorso, quando è stato annunciato che il Nobel era stato assegnato al marito, hanno bloccato oggi i diplomatici norvegesi che volevano incontrarla, probabilmente per discutere della cerimonia per la consegna del premio che si terrà in dicembre a Oslo. È stato lo stesso Liu Xiaobo, in un incontro avvenuto domenica scorsa nel carcere nel quale è detenuto nel nordest della Cina, a chiedere alla moglie di ritirare il premio al suo posto. Liu sta scontando una condanna a 11 anni di reclusione inflittagli per i suoi scritti a favore dell'instaurazione in Cina di uno stato di diritto e di un sistema politico pluralista. In precedenza, diplomatici di sette Paesi dell'Unione Europea, australiani e svizzeri erano stati bloccati dalla polizia al cancello del centro residenziale nel quale Liu Xia è tenuta agli arresti domiciliari. L' Ambasciata americana di Pechino ha chiesto ieri alla Cina di "mettere fine alla persecuzione" contro la donna, che non è accusata di alcun reato. ATS
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