
Il governo della Nigeria, messo alle corde dalla ribellione nel Delta del Niger che ha portato ad una sostanziale riduzione delle estrazioni del petrolio e dei relativi profitti, si è mosso in direzione del dialogo. E i ribelli, per la prima volta, sembrano pronti a raccogliere il ramoscello di ulivo sebbene entrambe le parti restino prigioniere della reciproca diffidenza. Fino a pochi giorni fa sia le autorità federali di Abuja sia quelle statali di Port Harcourt, avevano saputo usare solo la maniera forte e proprio nelle ultime settimane si erano moltiplicati i rastrellamenti dei ribelli, raccolti in varie sigle che fanno capo non sempre in modo chiaro al Mend, il movimento per l'emancipazione del Delta del Niger. Nei giorni scorsi era cominciata a girare la voce di una amnistia per tutti i ribelli che deponessero le armi e ieri era giunto l'annuncio ufficiale del presidente Umaru Yar'Adua: "Offro l'amnistia e il perdono senza condizioni a tutti coloro che hanno direttamente o indirettamente preso parte ad attacchi e alle attività dei militanti del Delta". Ma ancora non bastava, e a dimostrarlo arrivava l'attacco nella notte a una installazione petrolifera della Shell. Oggi però si è registrato un nuovo passo avanti che potrebbe davvero aprire la porta del dialogo. Le autorità nigeriane hanno offerto la liberazione di Henry Okah, uno dei leader del Mend, in carcere con l'accusa di tradimento e traffico di armi a favore della guerriglia. La sua scarcerazione era infatti una precisa condizione posta dai ribelli, l'aveva specificato nei giorni scorsi un altro dei leader del Mend, che si fa chiamare generale Boyloaf. In cambio - aveva detto - si poteva cominciare a parlare di consegna delle armi. Un gancio, questo, al quale si è subito attaccato il capo di stato maggiore della difesa nigeriano Paul Dike, il quale oggi ha sottolineato che nel periodo in cui ci si attende la consegna delle armi da parte dei ribelli, i militari rispetteranno il cessate il fuoco. Il periodo in questione è quello che va dal 6 agosto al 4 ottobre. Il dialogo sembra aperto, dunque, seppure ancora a distanza. I ribelli, per bocca dello stesso Boyloaf, sono stati chiari: "Apprezziamo l'annuncio del presidente, ma respingiamo l'amnistia... Quello che noi accettiamo è la pace - ha specificato - perché non siamo criminali, siamo pronti a camminare mano nella mano (con le autorità) per rendere sicura a prospera la regione". Poco dopo insieme ad altri esponenti del Mend Boyloaf ha fatto un altro passo. L'amnistia in quanto tale resta inaccettabile, ha detto, ma vogliamo parlarne direttamente con il presidente della repubblica per perfezionare l'accordo. "Accettiamo la pace incapsulata nell'offerta di amnistia", ha bizantinamente specificato. A stretto giro di posta la replica del ministro dell'interno: "Da ora fino al 6 agosto, data d'entrata in vigore dell'amnistia, proseguiranno i colloqui con i militanti", ha detto Godwin Abbey. Il Delta del Niger, dove si estrae il 90% del petrolio nigeriano, è in preda ad una lotta armata di gruppi, più o meno inquadrati nel Mend, che compiono sovente attentati contro pozzi e oleodotti, e rapiscono i lavoratori del settore. Affermano di battersi per una più equa redistribuzione dei redditi petroliferi. Queste violenze, divenute croniche dal 2006, hanno fatto crollare la produzione da 2 milioni a 1,3 milioni di barili al giorno. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

