
La Shell dice di non aver fatto nulla di male nel Delta del Niger. Ma intanto accetta di pagare 15,5 milioni di dollari come "gesto umanitario" perché non si celebri il processo che la coinvolge nella morte dello scrittore ed attivista nigeriano Ken Saro-Wiwa e di altri cinque ambientalisti della tribù Ogoni, condannati a morte dal regime militare e giustiziati nel novembre 1995. Tra pochi giorni sarebbe cominciato a New York davanti ad una corte americana il procedimento contro la compagnia, accusata dal figlio di Saro-Wiwa e dai parenti delle altre vittime di essere stata collusa con le autorità nigeriane che all'epoca agirono per stroncare le contestazioni degli Ogoni. La tribù del Delta denunciava gli abusi ambientali perpetrati dalle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger. Nel dare notizia dell'accordo extra-giudiziale, la Shell ha sottolineato di "non aver avuto alcuna parte nelle violenze che ebbero luogo" ma di aver deciso il pagamento come "gesto umanitario" a favore dei parenti delle vittime, a compensazione delle perdite e per consentire loro di coprire i costi legali per una causa cominciata 14 anni fa. La multinazionale ha anche affermato di aver cominciato con questo gesto il "processo di riconciliazione" nella zona del Delta, che peraltro è ancora oggi teatro di una guerriglia pressoché continua. Il New York Times osserva che la cifra di 15,5 milioni di dollari è "impressionante". Il britannico The Independent nota che essa però non è altro che "una minuscola frazione dei profitti annuali della Sheel". Il caso di Saro-Wiwa è approdato ad una corte americana grazie ad una legge statunitense che il New York Times definisce "arcana": la Alien Tort Claims Act che permette agli stranieri di adire una corte Usa contro soggetti non americani in caso di crimini contro l'umanità o di torture. Il quotidiano ricorda altresì che giudicando in base a questa legge i tribunali non hanno mai condannato alcuna multinazionale e cita il caso della Chevron accusata (ma assolta) di essere stata complice nel 1998 dell'uccisione di alcuni abitanti di un villaggio nigeriano che occuparono un campo petrolifero per protestare contro la distruzione dell'ambiente. I parenti di Saro-Wiwa e degli altri contestatori che vennero mandati a morte dal regime nigeriano hanno sempre sostenuto che la Shell aveva chiesto ai militari al potere affinché trovassero il modo di mettere a tacere la protesta. Ken Saro-Wiwa scrittore e vincitore del Goldman Environmental Prize, era diventato il presidente del Mosop (il Movimento per la sopravvivenza della popolazione Ogoni), che dava voce alla protesta ambientalista della tribù del Delta del Niger che dagli annì50 si è trovata a lottare per sopravvivere in un ambiente devastato dall'industria petrolifera. Pacifista convinto, venne arrestato nel 1995 al culmine di una campagna di contestazione non violenta. "Penso che Ken sarebbe contento di questo" ha detto il figlio dello scrittore, Ken Saro-Wiwa Jr. commentando con l'Independent l'accordo annunciato dalla Shell. "Questo accordo - ha aggiunto Paul Hoffman, uno dei legali che hanno portato la multinazionale in tribunale - è il primo passo verso la soluzione delle controversie ancora aperte tra Shell e Ogoni". ATS
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